La Camera degli sposi di Mantova, anticamente nota come Camera Picta (camera dipinta), è una stanza collocata nel torrione del castello di San Giorgio di Mantova. È celebre per il ciclo di affreschi che ricopre le sue pareti, capolavoro di Andrea Mantegna su commissione di Ludovico II Gonzaga. L’artista dedicò la stanza ai coniugi Ludovico e Barbara di Brandeburgo e per questo motivo è nota come Camera degli sposi.

Autoritratto di Andrea Mantegna

Come spesso succedeva a quei tempi nei dipinti era presente, in modo celato, anche l’autoritratto dell’artista, in questo caso il viso di Andrea Mantegna si trova tra i fiorami del finto pilastro, come un mascherone a destra guardando la parete d’ingresso.

Sulle pareti della camera ad est e sud, dove era posizionato il letto del principe, sono dipinti finti tendaggi baroccati. Sulle pareti nord e ovest, dette rispettivamente “della Corte” e “dell’Incontro”, le pesanti cortine sono invece raccolte intorno ai pilastri, aperte come sipari a mostrare due episodi realmente avvenuti: sulla parete nord, la notizia giunta il primo gennaio 1462 al marchese Ludovico II circa la malattia del duca di Milano, Francesco Sforza; sulla parete ovest, la partenza del Gonzaga per Milano e l’incontro avvenuto a Bozzolo col figlio Francesco, in abiti cardinalizi.

La volta, rivestita da un simulato mosaico d’oro e dai ritratti a monocromo dei primi otto imperatori romani, è completata al centro dal celebre oculo che apre lo spazio interno verso il cielo. Nelle ghirlande lunette si alternano imprese gonzaghesche, mentre le vele sono decorate dei miti di Orfeo, Arione ed Ercole.

LA PARETE DELLA CORTE

Sulla parete nord della camera è dipinta la corte mantovana, riunita su di una terrazza, soprastante il camino della camera, emblema del focolare domestico e del calore degli affetti famigliari. Attorno al marchese Ludovico e alla consorte Barbara di Brandeburgo, si stringono i figli, (dal terzogenito in avanti), nel momento dell’arrivo di una importante missiva da Milano, il primo gennaio 1462.

Con questa lettera, la duchessa Bianca Maria Visconti, comunica l’aggravamento dello stato di salute del consorte, Francesco Sforza, a Ludovico e lo esorta a raggiungerla in qualità di luogotenente generale del ducato lombardo. I principi si presentano seduti su un faldistorio, il cui valore è quello di un trono, espressione figurata del potere marchiale.

Sotto la sedia del Signore di Mantova, compare l’adorato bracco Rubino, immagine della fedeltà che impronta i rapporti politici e diplomatici di Ludovico II.

L’abbigliamento della famiglia Gonzaga é conforme alla stagione invernale e gli abiti, impreziositi dalla foglia d’oro, sono foderati di pelliccia.

Tra i genitori della numerosa prole, spicca un albero di arance, metafora del matrimonio fecondo attraverso i frutti copiosi, di cui i candidi e profumati fiori sono preludio. Un melograno aperto, nell’encarpo soprastante Ludovico, palesa rossi e abbondanti semi che rimandano alla numerosa discendenza del secondo marchese di Mantova, di cui Mantegna è testimone e straordinario cronista per immagini.

LA PARETE DELL’INCONTRO

Non è chiaro l’episodio a cui si riferisce l’affresco di questa parete. Si pensa che, a causa della lettera inviata dalla duchessa di Milano per l’aggravarsi dello stato di salute del marito Francesco Sforza, (che abbiamo visto nell’affresco sulla parete della Corte), Ludovico II dovette mettersi in viaggio con urgenza verso Milano, rinunciando ai festeggiamenti per figlio Francesco divenuto neocardinale; festeggiamenti che avrebbero dovuto svolgersi proprio il giorno primo gennaio 1462.

Partito ligiamente per Milano, rinunciando ai festeggiamenti, Ludovico avrebbe così incontrato a Bozzolo il figlio Francesco, che percorreva la strada in senso opposto (scena dell’incontro), tornando da Milano dove si era recato per ringraziare lo Sforza per il ruolo che aveva giocato nelle trattative per la sua nomina a cardinale.

Se avete l’occasione andate a visitare la Camera degli sposi con il Palazzo Ducale di Mantova. Nel 1586 Torquato Tasso scrisse: “Questa è una bellissima città, e degna c’un si mova mille miglia per vederla”.