Alessandria, post pubblicato a cura di Pier Carlo Lava 

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CARMELO  ALIBERTI

IL MIO MONDO FINITA’ CON TE    

(romanzo, IL LIBRO DEL MESE, scelto DALLA RIVISTA DI APPROFONDIMENTO CULTURALE  CULTURA OLTRE)

A cura di  LUCIO  ZANIBONI     

Promessi Sposi, il celebre romanzo storico di Alessandro Manzoni, pietra miliare della Letteratura Italiana, e non solo dell’Ottocento, ebbe vita con il titolo di “Fermo e Lucia” nel 1823; vi fu una seconda redazione con “Gli sposi promessi”, mentre la terza edizione vide la stampa tra il 1840 e il 1842.L’autore ebbe quindi ripensamenti, incertezze, travaglio riflessivo, prima di rendere propria la creatura partorita.

L’artista vero non è mai pago della propria arte, nel confronto realizzazione-.-perfezione“ IL MIO MONDO FINIRA’ CON TE” di Carmelo Aliberti, poeta, critico letterario e romanziere alla seconda prova narrativa esce un’edizione ampliata, arricchita e in parte trasformata. La prima edizione aveva ottenuto vasta risonanza nel mondo asfittico nella narrativa odierna, in cui i libri nascono come funghi destinati a spegnersi nel bosco. Questi ultimi hanno almeno l’utilità di apportare umidità all’humus, mentre i libri inutili comportano spreco di carta e danno all’ambiente, già depauperato da una gestione indegna del patrimonio naturale.

Carlo Il romanzo di Aliberti, considerato apportatore di un soffio vitale alla narrativa, si era conquistato il posto di LIBRO DEL MESE (luglio-agosto) scelto dalla Rivista CULTURA OLTRE, mentre molteplici recensioni avevano messo in luce “vis” narrativa e novità tematico-strutturale. Anche Carmelo Aliberti, come il Manzoni, non ha sentito subito sua l’opera pienamente appagante e nell’ansia continua di immettere anima nei suoi personaggi  e nella costante urgenza di poterli riconoscere come figli cui affidare pensiero, sentimenti, filosofia e significati nelle forme più proprie e aderente a tempi, ambiente e situazioni, presenta ora la nuova situazione dell’epoca rivisitata e accresciuta con l’aggiunta di varianti, in cui trasferisce una più evidente specularità della seduzione della mitologia dell’Avere, a danno della trasparenza pura dell’Essere. Allora la cornice narrativa si allontana dalla sclerosi strutturale preconfezionata e lo scrittore, che attraverso l’intensità del suo lavoro di critico, da anni impegnato a rileggere con inediti strumenti critici, quasi tutti di incisiva endoscopia radicale e con un linguaggio e metodologia, resi  più  fruibili  con flessibili opzioni verbali e con l’inserimento di brani epistolari inerenti al contesto sotterraneo in cui vibrano i nuclei tematici sotterrati concretamente dalla rapacità e dagli inganni segreti delle categorie politiche che si sono radicate, nel corso degli anni, al loto del potere. Per cui, Aliberti affida al suo personaggio principale il flusso di coscienza della storia che continua a sgorgare, come un film, dagli antri della memoria e il viaggio in auto di ritorno al paese passa in rassegna i nodi più dolorosi e orrorosi che hanno troncato il suo percorso esistenziale e ucciso i dolci sogni di poter contribuire al sorgere di una nuova società, irrorata dalle utopie giovanili. L’inestinguibile ampolla d’amore si è radicata inestirpabilmente nel respiro di Carlo, che affida all’aquilone degli ideali la guida della sua esistenza, ma l’ostilità del destino rapisce le creature amate da lui, che sfugge ad una mortale e allucinante depressione nella paziente saggezza di un uomo di altra generazione, che lo guarisce dal male di vivere  e  trama e personaggi gli fanno scoprire il senso della vita.                          Anna, compagna di scuola,conquista Carlo con la grazia, la bontà, l’altruismo. E’ avvinto dal suo viso angelico, dagli occhi sinceri, dalla generosità d’animo, che la spinge a suggerire le risposte ai compagni, tutto questo fa breccia in lui. Anna è per lui, come Beatrice per Dante. La sua visione riflessa sui vetri della Cattedrale dalla freccia scottante del sole, in un frammento del viaggio di ritorno al paese, attraverso un varco tra le case in contrada Simiglianò, folgorò il suo sguardo, ondeggiando sulla larga vetrata colorata, tanto che fu abbagliato dal rimbalzo all’indietro di un’onda dorata che provocò in lui una sorta di elettrica vertigine. Allora, simultaneamente affiorò nella sua mente il disegno etereo di un visino ben noto, che sconvolse ulteriormente il suo cuore, già in sanguinanti schegge   di agonia. Allora prese coscienza che un visino di una suprema bellezza, era certamente quello della sua Anna che seguiva tacitamente il suo percorso. Carlo, allora non riuscì a contenere le lacrime, che si trasformarono in rabbioso pentimento contro se stesso che aveva continuato la sua corsa senza sosta, maledicendo se stesso perché non si era fermato per poter provare un po’’ di sollievo nell’’intrecciare i suoi occhi con quelli dell’”amorosa visione”, da “Dolce Stil Novo”, che ritorna in una nuova luce. C’è una continuità di fondo tra i tre autori. Dante, Manzoni   e   Aliberti che rende pensieri e sentimenti in forma equipotenziale. Il richiamo stilnovistico è reso da Aliberti in tinte pastellate, mirabilmente accordate a descrivere candore, ingenuità, pudore. Carlo per naturale riservatezza e per timore di urtare la sensibilità della compagna, trattiene la piena dei suoi sentimenti, e involontariamente tace anche quando il ricordo lo spinge sulle orme delle passeggiate verso il vicino castagneto, dove Carlo raccoglieva le viole e i ciclamini, per farne omaggio alla compagna. Quel blocco interiore rimarrà nel ricordo di Carlo, facendo nascere un rimpianto inconsolabile, in quanto Anna, la fanciulla che rappresenta il suo angelo, la gioia dei suoi giorni, inaspettatamente muore.   Vi ruotano altre vicende autobiografiche, in cui si palesa lo stesso Aliberti, che conosce bene l’arte della guerra fino ai giorni nostri.   E’ questa di Aliberti un’opera completa, senza che vi sia una tematica che non sia stata trattata, compresa la storia greca e romana. La storia è letta alla lente della verità, senza reticenze o sconti nell’attribuzione di meriti   e demeriti   delle parti. Così la denuncia delle leggi razziali, il genocidio degli ebrei, le foibe, le missioni umanitarie, durante il conflitto…….le ricchezze degli appalti, gli intrallazzi   durante il covid.. Nella sua mappa procede ora con lirismo serrato, ora disteso in descrittività che ha in armoniche visioni, accenti-musicali, passi-in lingua-italiana-o-in-dialetto, oltremodo-convincente…e l’opera crea arricchimento culturale e spirituale per il lettore. Si sente che la fede non è pretestuosa, ma profondamente radicata, basata sul Vangelo, sul Cristo chiodato alla Croce, sulle vie di Tommaso, Le confessioni di Sant’Agostino- Oltre alla fede in Dio, vi è il culto del sapere, delle grandi opere letterarie e artistiche, patrimonio dell’umanità. Nessuno dei grandi nei vari campi delle lettere, delle arti e del pensiero viene dimenticato o anche qui si evince la forza divulgatrice della cultura che già fin da ragazzo urgeva in lui, sospingendolo a creare aggregazioni, rappresentazioni severe, innovazioni. Chiaramente questa sua anima aperta all’altro, al dono, al culto del bello e del vero, non può rimanere indifferente di fronte allo sfacelo dei costumi, alla depravazione-e allo stupro-spettacolo, al femminicidio, al parricidio e viceversa..  Il libro è anche la denuncia dei mali di questo mondo. E’ il grido di Munch per la devastazione del pianeta, per l’inquinamento con le scorie radioattive e la diossina del profitto, la catena di montaggio, il fuoco  degli altiforni che riduce a robot l’individuo, lo sfruttamento del lavoro in ogni settore della produttività industriale, di cui esemplare esempio è Giobbe, che nel vecchio testamento simboleggia il doloroso tormento solo alla presunta, mancata fede in Dio e, nella realtà moderna, il povero  che preme ai cancelli della fabbrica, cercando lavoro per sopravvivere alla fame ed è costretto a sparire, rosolato dalla vampa  degli alti forni. E’ la rivolta ad un mondo che sta sfidando Dio, per sostituirlo con il nuovo dio del denaro e appagare la sua arroganza irresponsabile del ruolo che il Creatore gli ha assegnato fin dal momento della creazione. C’è la fame di milioni di persone costrette all’esodo dal Sud al Nord, all’Europa o in altri continenti. C’è il trionfo di un capitalismo crudele che schiaccia le masse e riduce i poveri in indecente miseria. Sono innumerevoli le voci sublimi o le disumane distorsioni dell’uomo sapiens, sapiens, come le guerre individuali e collettive, apportatrici di dissennati orrori, come il fratricidio di Caino, Dopo la seconda guerra mondiale, conclusasi con l’uso della prima e seconda bomba atomica, che distrusse e avvelenò una vasta area del globo, falciando intere città e impregnando l’aria di miasmi mortali per un lunghissimo periodo, la nascita  dell’ONU, per numerosi decenni aveva arginato le lotte con metodologie pacifiste tra i popoli della terra. Ma occorre ricordare che i totalitarismi avevano seminato milioni di morti e ammorbato il clima e avvelenato di odio mortale e liberticida, il cuore dei buoni sopravvissuti, per cui, se il mondo ha potuto godere di un settantennio di relativa pace, coltivando i valori del bene, il rispetto del diritto, il dettato di Pericle e la legge evangelica, la guerra è ritornata in Ucraina, proprio nel cuore dell’Europa, insanguinando il territorio dorato del grano e trasformato i papaveri in sangue. In questa sua narrazione il romanziere è contemporaneamente   storico, si avvale spesso del gergo locale e del salto verbale in giochi di flash-back sicuramente incisivi ed in grado di destare interesse e partecipazione. L’opera “Il mio mondo finirà con te”, racchiude in sé, come l’opera manzoniana nell’Ottocento, l’intero mondo con le sue conquiste, le sue cadute e il baratro che potrebbe inghiottirci con una guerra totale, di cui si percepisce il terrore. Tuttavia, avendo nella Croce il segno della vita, ha il germe della speranza e potrà essere guida per la rinascita.Anna ha conquistato Carlo con  la sua grazia, la bontà, l’altruismo. Lui è avvinto dal suo viso angelico, dagli occhi sinceri, dalla generosità d’animo, che la spinge a suggerire le risposte ai compagni interrogati, tutto questo fa breccia nel velo sottile che copre il cuore di Carlo. La ragazza è per lui, come Beatrice per Dante. La sua visione riflessa sui vetri della Cattedrale dalla freccia scottante del sole, in un frammento del viaggio di ritorno al paese, attraverso un varco tra le case in contrada Simiglianò, folgorò il suo sguardo, ondeggiando sulla larga vetrata colorata, tanto che fu abbagliato dal rimbalzo all’indietro di un’onda dorata che provocò in lui una sorta di elettrica vertigine. Allora, simultaneamente affiorò nella sua mente il disegno etereo di un visino ben noto, che sconvolse ulteriormente il suo cuore, già in sanguinanti schegge   di agonia. Allora prese coscienza che quel visino di una suprema bellezza, era certamente quello della sua Anna che seguiva tacitamente il suo percorso. Carlo, allora non riuscì a contenere le lacrime, che si trasformarono in rabbioso pentimento contro se stesso che aveva continuato la sua corsa senza sosta, maledicendosi  perché non si era fermato per poter provare un po’’ di sollievo nell’’intrecciare i suoi occhi con quelli dell’”amorosa visione”, da “Dolce Stil Novo”, che ritorna in una nuova luce. C’è una continuità di fondo tra i tre autori. Dante, Manzoni   e   Aliberti che rende pensieri e sentimenti in forma equipotenziale. Il richiamo stilnovistico è reso da Aliberti in tinte pastellate, mirabilmente accordate a descrivere candore, ingenuità, pudore. Carlo per naturale riservatezza e per timore di urtare la sensibilità della compagna, trattiene la piena dei suoi sentimenti, e involontariamente tace anche quando il ricordo lo spinge sulle orme delle passeggiate verso il vicino castagneto, dove il giovane studente raccoglieva le viole e i ciclamini, per farne omaggio alla compagna. Quel blocco interiore rimarrà nel ricordo di Carlo, facendo nascere un rimpianto irreparabile, in quanto Anna, la fanciulla che rappresenta il suo angelo, la gioia dei suoi giorni, inaspettatamente muore. E’ una fase infernale della sua vita. Un torpore depressivo lo frantuma costantemente. Si asserraglia nell’aridità del suo lavoro di barbiere e vive giornate in solitudine quando non è impegnato nel lavoro. Solo quando lo va a trovare il giovane amico Pippo, egli riesce ad aprire le labbra. Stimolato dall’amico, Carlo si aggrappa alla luminoosa ingenuità di Rosa,la donna dello schermo, una ragazza di campagna, in cui gli sembra di rivedere Anna. Carlo avverte dentro dii sé il lenimento della propria disperazione. Ma anche Rosa è un temporaneo abbaglio,tanto che una mattina misteriosamente sparisce. Carlo sull’orlo dellaa disperazione, si allontana da casa per cercarla, ma dopo settimane di ricerca per l’intera isola, perde ogni scaglia di speranza.   Vi ruotano altre vicende autobiografiche, in cui si palesa lo stesso Aliberti, che conosce bene l’arte della guerra finin cui o ai giorni nostri.   E’ questa di Aliberti un’opera completa, senza che vi sia una tematica che non sia stata trattata, compresa la storia greca e romana. La storia è letta alla lente della verità, senza reticenze o sconti nell’attribuzione di meriti   e demeriti   delle parti. Così la denuncia delle leggi razziali, il genocidio degli ebrei, le foibe, le missioni umanitarie, durante  il conflitto…….le ricchezze degli appalti, gli intrallazzi   durante il covid.. Nella sua mappa procede ora con lirismo serrato, ora disteso in descrittività che ha in armoniche visioni, accenti-musicali, passi-in lingua-italiana-o-in-dialetto,oltremodo-convincente…e-l’opera-crea arricchimento culturale e spirituale per il lettore. Si sente che la fede non è pretestuosa, ma profondamente radicata, basata sul Vangelo, sul Cristo chiodato alla Croce, sulle vie di Tommaso, Le confessioni di Sant’Agostino- Oltre alla fede in Dio, vi è il culto del sapere, delle grandi opere letterarie e artistiche, patrimonio dell’umanità. Nessuno dei grandi nei vari campi delle lettere, delle arti e del pensiero viene dimenticato o anche qui si evince la forza divulgatrice della cultura che già fin da ragazzo urgeva in lui, sospingendolo a creare aggregazioni, rappresentazioni severe, innovazioni. Chiaramente questa sua anima aperta all’altro, al dono, al culto del bello e del vero, non può rimanere indifferente di fronte allo sfacelo dei costumi, alla depravazione e allo stupro-spettacolo, al femminicidio, al parricidio e viceversa..  Il libro è anche la denuncia dei mali di questo mondo. E’ il grido di Munch per la devastazione del pianeta, per l’inquinamento con le scorie radioattive e la diossina del profitto, la catena di montaggio, il fuoco  degli altiforni che riduce a robot l’individuo, lo sfruttamento del lavoro in ogni settore della produttività industriale, di cui esemplare esempio è Giobbe, che nel vecchio testamento simboleggia il doloroso tormento solo alla presunta, mancata fede in Dio e, nella realtà moderna, il povero  che preme ai cancelli della fabbrica, cercando lavoro per sopravvivere alla fame ed è costretto a sparire, rosolato dalla vampa  degli alti forni. E’ la rivolta ad un mondo che sta sfidando Dio, per sostituirlo con il nuovo dio-denaro e appagare la sua arroganza irresponsabile del ruolo che il Creatore gli ha assegnato fin dal momento della creazione. C’è la fame di milioni dii persone costrette all’esodo dal Sud al Nord, all’Europa o in altri continenti. C’è il trionfo di un capitalismo crudele che schiaccia le masse e riduce i poveri in indecente miseria. Sono innumerevoli le voci sublimi o le disumane distorsioni dell’uomo sapiens, sapiens, come le guerre individuali e collettive, apportatrici di dissennati orrori, come il fratricidio di Caino, Dopo la seconda guerra mondiale, conclusasi con l’uso della prima e seconda bomba atomica, che distrusse e avvelenò una vasta area del globo, falciando intere città e impregnando l’aria di miasmi mortali per un lunghissimo periodo, la nascita  dell’ONU, per numerosi decenni aveva arginato le lotte con metodologie pacifiste tra i popoli della terra. Ma occorre ricordare che i totalitarismi avevano seminato milioni di morti e ammorbato il clima e avvelenato di odio mortale e liberticida, il cuore dei buoni sopravvissuti, per cui, se il mondo ha potuto godere di un settantennio di relativa pace, coltivando i valori del bene, il rispetto del diritto, il dettato di Pericle e la legge evangelica, la guerra è ritornata in Ucraina, proprio nel cuore dell’Europa, insanguinando il territorio dorato del grano e trasformato i papaveri in sangue. In questa sua narrazione il romanziere è contemporaneamente storico, che si avvale spesso del gergo locale e del salto verbale in giochi di flash-back sicuramente incisivi ed in grado di destare interesse e partecipazione. L’opera “Il mio mondo finirà con te”, racchiude in sé, come l’opera manzoniana nell’Ottocento, l’intero mondo con le sue conquiste, le sue cadute e il baratro che potrebbe inghiottirci con una guerra totale, di cui si percepisce il terrore. Tuttavia, avendo nella Croce il segno della vita, esiste ancora  il germe della speranza che potrà essere guida per la rinascita individuale e collettiva. Innumerevoli sono i suggerimenti di sviluppo planetario. Allora s’innalza irresistibilmente l’ago sottile e vibrante della poesia, quando Carlo sfinito sviene nei meandri architettonici della civiltà della Sicilia occidentale, dove il giovane  si sente illuminato dentro dal risuono del canto religioso “Tu scendi dalle stelle” che risale il letto del fiume inframmezzato dal concerto soave degli uccelli il canto era quello che in Chiesa cantavano insieme nelle novene natalizie nel tempo dell’innamoramento). Cessato il ricordo, si aggiungono i timbri vocalici di una canzone moderna “Chiamami sempre Amore” di Roberto Vecchioni,che placa il delirio di Carlo che nel canto avverte la presenza invisibile di Anna che silenziosamente ha vegliato sul  suo immenso dolore interiore . La storia disumana si ricompone in un rinato sentimento di vivere, nonostante le distorsioni dell’uomo sapiens, sapiens, come le guerre individuali e collettive, apportatrici di dissennati orrori, come il fratricidio di Caino, Dopo la seconda guerra mondiale, conclusasi con l’uso della prima e seconda bomba atomica, che distrusse e avvelenò una vasta area del globo, falciando intere città e impregnando l’aria di miasmi mortali per un lunghissimo periodo, la nascita  dell’ONU, per numerosi decenni aveva arginato le lotte con metodologie pacifiste tra i popoli della terra. Ma occorre ricordare che i totalitarismi avevano seminato milioni di morti e ammorbato il clima e avvelenato di odio mortale e liberticida, il cuore dei buoni sopravvissuti, per cui, se il mondo ha potuto godere di un settantennio di relativa pace, coltivando i valori del bene, il rispetto del diritto, il dettato di Pericle e la legge evangelica, la guerra è ritornata in Ucraina, proprio nel cuore dell’Europa, insanguinando il territorio dorato del grano e trasformato i papaveri in sangue. In questa sua narrazione il romanziere è contemporaneamente   storico, si avvale spesso del gergo locale e del salto verbale in giochi di flash-back sicuramente incisivi ed in grado di destare interesse e partecipazione. L’opera “Il mio mondo finirà con te”, racchiude in sé, come l’opera manzoniana nell’Ottocento, l’intero mondo con le sue conquiste, le sue cadute e il baratro che potrebbe inghiottirci con una guerra totale, di cui si percepisce il terrore. Tuttavia, avendo nella Croce il segno della vita, ha il germe della speranza e potrà essere guida per la rinascita. Illumina la sua mente il colloquio con l’anziano pastore che lo accoglierà per sempre nella sua capanna e con un naturale saggio ragionamento, gli fa capire il senso della vita e il modo di vivere atarassiacamente in collusione simbiotica con la natura e la bellezza dell’universo, dove miracolosamente lo raggiunge Anna.

LUCIO  ZANIBONI