Gian Piero Armano, un ricordo di vita, di Agostino Pietrasanta

Posted on 1 agosto 2020

Domenicale ● Agostino Pietrasanta

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Alessandria: Domani, domenica 2 agosto, precisamente nel secondo anniversario del suo ritorno al Padre, ricorderemo nel suffragio e nell’Eucarestia, presso la Comunità S. Paolo don Gian Piero Armano (Messa alle ore 18.30). La sua figura si ripresenta nel carattere fondamentale delle scelte di una vita passata attraverso una fedeltà all”Evangelo e all’annuncio della Parola vissuta nel rispetto e nell’amore alle cose del mondo, incarnata nella storia dell’uomo. Più passano le vicende, più si rivela la figura di una persona e di un cristiano che ha amato il mondo nella sequela del Cristo. Gian Piero fu prima di tutto uomo di fede e sacerdote a tutto tondo: conciliava un carattere pratico, determinato, efficiente con, anzi proprio grazie a, una interpretazione radicale della Scrittura.

Le prove sono tantissime, le conferme sicure anche al di là di una frequentazione personale che mi ha permesso constatazioni dirette tanto convincenti quanto numerose. Gian Piero sentiva che l’esperienza dell’uomo costituisce il fondamento delle scelte del cristiano: sentiva un completamento della più rispettosa delle libertà anche religiose, nel percorso gratuito della fede. Rispettosissimo della laicità ne vedeva una dimensione aperta alla trascendenza, lontana da ogni percorso di proselitismo: nei gruppi che promuoveva c’era libertà nel rispetto reciproco. Nessun obbligo di devozione, ma lettura della Parola e sua meditazione, esperienze di Eucarestia, proposta con un semplice avviso, mai con invito o tanto meno condizione.

Non stupisce, di conseguenza che un suo commento evangelico all’episodio della “casa di Marta” (Luca 10, 38-42) non insista tanto, come succede nell’omiletica più tradizionale sul binomio contrastivo tra vita attiva e esperienza di fede: Marta fa bene a ricevere e servire, ma il servizio non deve diventare affanno. Si realizza nel commento più consono alla fede una piena e concreta composizione tra Marta e Maria: nessuna contrapposizione tra il meglio (ascolto della Parola) e il meno coinvolgente nei percorsi spirituali (l’attività): la seconda trova equilibrio nella prima e la prima rende il servizio a un’esperienza propria del cristiano incarnato nella storia degli uomini. Gian Piero fu cristiano autentico perché uomo completo nelle sue scelte di vita.

Fu, con alcuni suoi confratelli uomo del Concilio; lo fu senza accomodamenti e senza accondiscendenze alla vulgata interpretativa di un “clero” troppo legato ai successi mondani, certo fin troppo presente (ma non generalizzo) nella nostra Chiesa locale. Condivise con un gruppo di suoi confratelli una missione di totale gratuità. Percorse questa strada al di fuori di ogni ostentazione, ma con una severità radicale di cui molti di noi furono testimoni e con una coerenza che gli faceva ripudiare ogni collaborazione con poteri istituzionale condizionati da legami finanziari e riconoscimenti economici: quando gli fu proposta una collaborazione pastorale nel carcere cittadino, egli si assicurò di poterlo fare senza emolumenti a suo parere lesivi della gratuità della missione: lo dico a diretta conoscenza di una scelta tanto emblematica quanto caratteristica   per la quale ogni commistione col potere era assolutamente esclusa

Temeva il potere soprattutto all’interno della Chiesa. Diceva in un’omelia, commentando la domanda degli apostoli di essere i primi nella gerarchia posta da Gesù, “…quando la Chiesa si allontana dalla logica del servizio e ricorre il successo e il potere o soltanto tollera che al suo interno ve ne sia la possibilità, essa diventa una struttura di peccato”.

E le posizioni radicali non perdonano, tanto nella Chiesa, quanto nel mondo profano. Chi si sente colpito o si converte (i meno) o si vendica (i più); senza apparire, ma con perfidia pur di salvare un pezzo di potere di cui Gian Piero non sapeva che fare perché fedele all’Evangelo. Sapeva della possibilità di emarginazioni e ne affrontò le conseguenze sia nella denuncia del carrierismo ecclesiastico, sia nelle importanti responsabilità “laiche” che gli furono affidate. Quando non  tacque sulle ombre della Resistenza, esperienza di libertà da Lui tanto studiata e comunicata al mondo della scuola, quando fece presenti episodi inquietanti su cui fare piena luce, gli fu risposto con ostracismo e emarginazione persino crudele, alle soglie del suo approdo alla casa del Padre.

Non visse le sue vicende con rancore, percorse la sua strada con la forza della fede, ma senza ingenuità e mai rinunciando alle sue convinzioni. Troppe persone rifuggono dalla luce e dalla verità: la loro ideologia non potrà mai conciliarsi con gli ideali di libertà di cui Gian Piero Armano fu testimone, alla sequela di Cristo.