Un’estate sui pedali: Stefano Tallia, Presidente Ordine dei Giornalisti del Piemonte

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Un’estate sui pedali: i molti impegni per difendere il diritto di cronaca e il futuro del giornalismo

Sarà per molti aspetti un’estate anomala e qualcuno ha già iniziato a ironizzare su questa strana inversione del tempo per la quale vivremo una canicolare campagna elettorale agostana e un Mondiale di calcio che farà invece la sua irruzione nelle nostre case in pieno autunno. Eventi che cambieranno l’agenda di molti giornalisti e tuttavia, proprio la prossima scadenza elettorale, mi spinge ad alcune riflessioni frutto anche dei primi otto mesi alla guida dell’Ordine dei Giornalisti del Piemonte. 

Nei giorni in cui i partiti sono impegnati a scrivere i loro programmi elettorali, sarebbe infatti bello e significativo che un’attenzione non solo rituale fosse dedicata ai tanti problemi che affliggono l’informazione e le persone che ci lavorano. Se è vero che si tratta di un bene tutelato dalla Costituzione, mai come ora è necessario che alle parole seguano i fatti.

Poche settimane fa, il Consiglio dell’Ordine ha invitato ad esempio i parlamentari piemontesi a confrontarsi sugli effetti prodotti dal decreto che ha tradotto in legge la direttiva europea sulla presunzione di innocenza. In quella occasione, abbiamo spiegato a deputati e senatori come, a partire da un principio sacrosanto quale appunto la tutela della presunzione di innocenza, si sia arrivati a una applicazione della norma che limita fortemente il diritto di cronaca. Ben lontano dall’obiettivo enunciato di contrastare la spettacolarizzazione della giustizia, la legge ha cioè consegnato alle procure la più assoluta discrezionalità sulla diffusione delle notizie, stabilendo l’inaccettabile principio per il quale è il procuratore a decidere la rilevanza pubblica o meno di un’inchiesta. 

Di fronte a queste obiezioni molti esponenti politici si sono mostrati disponibili ad approfondire il confronto per valutare una correzione della normativa: non possiamo che augurarci che queste buone intenzioni trovino spazio sia nei programmi elettorali, sia nell’azione del prossimo Parlamento. 

Ma vi sono anche altre emergenze che provengono dal nostro mondo e che riguardano la sopravvivenza stessa del sistema dell’informazione alle prese con una cronica carenza di risorse. Se l’evoluzione tecnologica ha spostato nell’ultimo decennio ingenti risorse verso i distributori dei contenuti penalizzando chi i contenuti li produce, è tempo che vengano messi al centro dell’agenda politica interventi capaci di riequilibrare il mercato. L’alternativa è quella di rassegnarsi a un sistema informativo controllato da pochi colossi e con quali effetti sul pluralismo è facile immaginare.

Solo questi provvedimenti, peraltro, possono contrastare strutturalmente la piaga del precariato giornalistico, una minaccia per il presente e per il futuro di centinaia di professionisti. Pur nell’amarezza del passaggio dei lavoratori dipendenti dall’Inpgi all’Inps, è stato un indubbio successo il mantenimento delle medesime condizioni economiche, ma è tempo di operare perché anche i free lance possano disporre di paghe decenti e di una pensione che permetta loro di guardare al futuro con serenità. Purtroppo, oggi non è così e si tratta, peraltro, di un problema che interessa molte categorie di giovani lavoratori per i quali si sta costruendo una vecchiaia da poverissimi. 

Tra le tante forbici che dividono il nostro paese e che vanno ridotte, c’è anche quella della giustizia sociale che non può dimenticare un settore come quello dell’informazione.