Alessandria: Appunti alessandrini Posted on 

Sul Corriere della sera del 5.07.22 Mauro Magatti, affrontando il tema del Centro politico (che andrebbe rilanciato, dice, sull’idea dei costruttori) scrive “Sappiamo che, negli ultimi anni, Putin ha cercato di aumentare la sua influenza nel nostro Paese, considerato come uno dei più penetrabili dello scenario europeo. La nascita del governo Draghi ha però segnato un deciso cambio di rotta. Anche se adesso, con la scadenza delle prossime elezioni, sorgono nuovi interrogativi. Tanto più che Putin ha esplicitamente dichiarato che la destabilizzazione delle democrazie occidentali è uno degli obiettivi che si prefigge con l’iniziativa militare cominciata a febbraio. Un rischio che, in particolare in Italia, occorre scongiurare.

Mi pare cosa non secondaria prestare attenzione, senza dimenticare la tante difficoltà e sfide che continuano a caratterizzare il prossimo futuro (dell’Italia e dell’Europa), ai tentativi che da più parti si faranno per destabilizzare le nostre democrazie. E non è detto che l’accelerazione della crisi di Governo e il precipitare verso elezioni anticipate non rientrino (indirettamente) in questi tentativi.

Resto al tema iniziale; non intendo parlare delle prossime elezioni, ma solo di degenerare della democrazia (se destabilizzata). La gente comune non se ne rende conto; non è cosa che tocca, almeno nell’immediato, i portafogli. La democrazia è un po’ come l’aria: non si vede e non si tocca, ma quando manca siamo in pericolo. Già Sturzo nel famoso discorso <I problemi della vita nazionale dei cattolici italiani> del 24 dicembre 1905 (conosciuto come discorso di Caltagirone) affermava che “La necessità della democrazia del nostro programma? Oggi io non la saprei dimostrare, la sento come un istinto; è la vita del pensiero nostro”. Quindi una cosa essenziale. Incrinare soltanto qualche aspetto della divisione dei poteri o del funzionamento istituzionale come previsto dalla Carta Costituzionale è un mettere in pericolo la nostra vita democratica.

Oggi sappiamo che (nonostante le tragedie, lo scempio, le distruzioni che quotidianamente vediamo ripetersi in Ucraina, e che sappiamo essere realtà in tante altre nazioni dell’Africa e del Medio Oriente) le guerre più incisive e pericolose sono quelle mediatiche: fake news, spionaggi industriali, fughe di notizie, denigrazioni di avversari politici, ecc. provocano altrettanti danni che missili e bombe.

Perciò è necessaria responsabilità nelle decisioni governative, responsabilità nel sostegno ai Governi per non creare incidenti inutili di percorso che possono far precipitare situazioni, condivisione pur senza cedimenti o servilismi tra partners internazionali e nazioni alleate. Per non creare spazi e fessure in cui i destabilizzatori possono intrufolarsi.

Le difficoltà, restando solo all’Italia, del prossimo autunno restano concrete, soprattutto ora; gli aumenti non sempre giustificati o legittimi dei prezzi, la perdita del potere d’acquisto, le fatiche dei ceti più poveri, l’aumento dell’inflazione e le debolezze del Pil e dello Spread non danno tregua e creeranno malcontento. Perciò la risposta della politica deve essere adeguata, e attenta ai bisogni.

Magatti offriva una sua ricetta: “Come dopo la seconda guerra mondiale, anche oggi il Paese va ricostruito. Perché il mondo è profondamente cambiato e anche da noi ci sono tante macerie. Il che richiede la capacità di ritrovarsi attorno a pochi obiettivi comuni, concreti, tangibili e trasversali per frenare quei pericolosi processi di smembramento del Paese e della sua ricchezza che vediamo attorno a noi: alleanza tra le generazioni per invertire il crollo demografico e il grave ritardo educativo dei nostri giovani; alleanza tra tutti coloro che creano valore per sé e per gli altri contro i tanti (troppi) estrattori e distruttori di risorse (compreso lo Stato inefficiente); alleanza per quella difficile ma necessaria transizione verso un modello di vera sostenibilità, che significa poi coniugare nei fatti l’urgenza del cambiamento (che tutti avvertono) con la giustizia sociale”.

E’ bene sapere anche che tra chi destabilizza (magari inconsapevolmente oppure pensando di difendere la “nostra civiltà”) vi sono gruppi editoriali, Agenzie internazionali, multinazionali che formano di fatto il cosiddetto “pensiero unico”: sulla guerra, sulle riforme strutturali imposte a Stati in difficoltà, sulla presunta necessità di rendere più efficiente il sistema politico-istituzionale e garantire maggiore governabilità a discapito della rappresentanza e della partecipazione.

Ad esempio, riprendo da una nota letta nelle settimane passate e che sinteticamente fa capire come si possa essere influenzati da più parti: “Solo per ricordarvi, quando leggete certi articoli pieni di patbos sulla guerra che vi spiegano perché è necessario continuare il conflitto se si vuole la pace, che il Gruppo Gedi, presieduto da John Elkann, è uno dei più importanti gruppi editoriali italiani e possiede, nello specifico, 12 quotidiani, 8 periodici, 4 emittenti radiofoniche e 23 testate digitali (solo per citarne alcuni: la Repubblica, la Stampa, il Secolo XIX, Radio DJ, Radio Capital, Huffpost). A sua volta, Gedi è controllata dalla Exor – di cui sempre Elkann è l’amministratore delegato – che controlla la CNH che possiede la Iveco Defense Vehicle e il Consorzio Iveco Oto Melara, aziende di punta dell’industria nazionale degli armamenti terrestri.

Il resto delle considerazioni è a vostra discrezione”.

Non a caso si è molto insistito sulla notizia che Svezia e Finlandia hanno ottenuto (grazie all’ammorbidimento della Turchia) di entrare nella Nato, ed essere più sicure e protette. Mentre nessuno ha protestato o solo fatto notare imbarazzo per il fatto che il “via libera” da parte della Turchia è stato ottenuto calpestando ancora una volta i Curdi, i loro diritti, le loro aspirazioni ad una autonomia se non proprio ad uno Stato indipendente. Eppure sono soprattutto i curdi che ci hanno difeso dall’ISIS. In sostanza li abbiamo sacrificati sull’altare della realpolitik. Due pesi e due misure: questa è la strana moralità e attaccamento ai valori della democrazia da parte dell’occidente!

Per tornare alle scelte necessarie per costruire, o non distruggere, la necessaria coesione sociale in questi tempi economicamente e socialmente agitati, riporto un pensiero dell’ex sindacalista Cisl Savino Pezzotta (del 5.07.2022): “Praticamente questo significa uscire dalla politica politicante cui abbiamo assistito in questi giorni fatta di slogan, di dichiarazioni roboanti, di scissioni e di radicalizzazioni, serve una politica che rilanci l’idea di una nuova economia capace di generare nuove forme di partnership tra pubblico e privato; ripensare al modo in cui sono strutturati i bilanci statali per orientarli più esplicitamente al lungo periodo; investire coraggiosamente su larga scala e utilizzare l’innovazione, fino a ora impiegata solo per generare profitti privati, a fini sociali. Ma sopratutto per raggiungere un obiettivo ancora più ambizioso: migliorare la vita di tutti”.

Termino con questo suo invito/speranza, che forse abbiamo dimenticato da tempo. Dobbiamo pensare a migliorare la vita di tutti, non soltanto ad avere l’obiettivo di risanamento e pareggio dei bilanci, o di continui sacrifici richiesti con promesse future. Questi sono necessari, ma devono sempre essere realizzati avendo dinanzi la cosa più importante, le persone, le famiglie, le imprese. Cioè il bene comune e il miglioramento della vita di tutti.

Altrimenti la destabilizzazione vi sarà senza bisogno che Putin (o altri) alzino un dito.