ASCOLTA: https://music.youtube.com/watch?v=_Am11wcyXig&list=RDAMVM7tQg06_M1w8

Un giorno finisce, come spesso finiscono i miei giorni: con la quiete e la distanza dalla corsa delle cose e degli eventi da conoscere, controllare e, a volte, da scongiurare.

La potenza, l’energia e il movimento nutriti dal sole iniziano a decrescere e con le ombre d’ambra dietro alle mie spalle si spande amichevole il silenzio.

In questo mare quieto che conquista lo spazio un pensiero increspa la superficie e la sua onda si propaga dal nulla, con altre uguali e concentriche, lievi e inarrestabili, mi chiama e cattura la mia attenzione.

Dove sono oggi? Me lo chiedo davanti a un momento che ho immaginato tanto e ora è qui davanti a me e mi aspetta. 

Ci aspetta, amato figlio.

Tu sei me, figlio mio. Adesso come fin dal primo giorno, sei stato me quando sei venuto a generare il dubbio e la paura di non essere all’altezza e a darmi il motivo per esserlo.

Figlio di un padre senza padre, sei arrivato perché così doveva essere e nessuna domanda ti aveva preceduto, tantomeno le risposte; credevo bastasse l’amore, ma l’amore non mi era stato consegnato e neppure insegnato e forse mi era stato preso.

Ho imparato da te che l’amore viene con la vita e si alimenta altrove, anche senza nutrimento qui. Anche se non è ricambiato, non muore, si ritrae e si consola ed è pronto a tornare al primo raggio di sole.

Sei entrato in una vita ancora inconsapevole e lo hai risvegliato.

Mi ha mostrato come fare e mi ha dimostrato che anche un padre senza un vero padre può amare moltissimo e difendere, proteggere, nutrire un’altra vita, più e meglio della sua.

Ho commesso errori e chiesto perdono, smarrito e ritrovato la via, costruito mura ideali e solide intorno a te e ai tuoi pensieri, anche alle tue debolezze e mai ho provato a insegnarti a essere me.

Eri già me, e da lì saresti partito per diventare molto di più di quel dono e del suo destino. 

Oggi siamo qui entrambi e quel pensiero dentro di me diventa nitido, trova la sua risposta e l’onda si placa da sé, lentamente.

È stato bello vederti abbracciare la vita e fare sciocchezze, telefonarti di notte senza ricevere risposta e perdere il sonno per quel pensiero.

È stato difficile svelarti la debolezza e insegnarti a non essere deluso da chi credevi ti amasse più di sé, e so che hai capito che c’è tutto anche nelle parole di ferro dette al momento sbagliato. Anche quelle ora sono la tua forza.

Io fuggivo dalla solitudine e ho imparato tardi che il suo unico antidoto è amarla e tu invece non l’hai mai temuta; così hai trovato il tuo amore dove dovevi e quando sei stato pronto.

È stato bello contare i tuoi passi in avanti e tenerne il conto senza mai dirtelo, senza dirti che la meta era sempre più vicina.

Io so che non c’è un solo traguardo e che la meta non è mai l’ultima, e so che sei migliore di me, quindi faccio quello che posso per non tradire la gioia di vederti dove io non sono mai stato.

Ma l’ho sognato sempre e l’ho immaginato per te. 

E adesso ci sei, e dunque anch’io ci sono. 

Sto già sognando altre mete e immagino nuovi percorsi per te, senza dirtelo, vado avanti a conoscere la strada e proverò a sussurrarti qualcosa se ci saranno insidie e pericoli, e ce ne saranno.

Ma ci saranno giorni luminosi e il tempo per correre e poi fermarsi la sera ad aspettare le ombre sorgere dietro le spalle e diffondere la loro quiete amica.

Come quelle di questo giorno che finisce, in cui sono io a essere te.