In una Sicilia di fine anni Quaranta, in preda a stenti e miseria dovuti al conflitto mondiale, il prof. Sammartino fa muovere dei personaggi ben caratterizzati in vicende e intrighi che richiamano le atmosfere di un’isola immobile, ammantata di signorilità ma ostaggio di campieri e latifondisti.

In un ambientazione quasi malinconica, dove le donne trascorrono la loro esistenza dentro quattro mura domestiche e le cose di famiglia, muovono i passi un nobile e ricco proprietario terriero, il conte Luigi Mantegna, e un’insegnante di origini popolane alla prima esperienza professionale, Francesca Prezzavento. Tra il tenutario aristocratico e l’intelligente docente nasce una storia d’amore apparentemente viva e coinvolgente. Da un lato il potere e il latifondo della famiglia Mantegna, dall’altro i sacrifici, la fede in Dio e l’amore per lo studio della semplice e bella maestra. Il loro è un amore che va oltre la ragione e si infiamma come un fuoco coronandosi immediatamente con una festa nunziale principesca.

Durante la quotidianità della vita coniugale emergono i diversi modi di interpretare la vita e il ménage e affiorano anche le divergenze dovute alle diverse estrazioni sociali. La convivenza viene minata anche dall’antagonismo della cattiva Anna, sorella del conte Mantegna, che minaccerà con angosciosi fendenti l’amore dei due coniugi.

Il romanzo si conclude con un evento che sconvolgerà la vita di tutti. “Accadde a novembre” è un lavoro notevole ed importante, una storia d’amore e di vita molto dettagliata.

La trama e gli intrecci, la narrazione, evidenziano la padronanza delle vicende storiche che possiede l’autore.

Pregevole la dovizia dei particolari nell’ambientazione, che ricorda vagamente la città di Troina, in provincia di Enna.

Oltre a ciò a rendere intrigante l’opera è la presenza di verdetti, di insegnamenti di vita disseminati ad arte da Sammartino. Ammaestramenti che hanno la loro origine proprio nelle memorie del romanziere, nella sua esperienza di vita. Ed è così che il romanzo diviene storico a tratti autobiografico dove, Pino Sammartino, dimostra il proprio valore di scrittore con un romanzo ingegnoso e di qualità, ricco di nostalgia per i tempi andati in cui la vita veniva vissuta in comunione fraterna e con profonda fede in Dio.

Il professore Giuseppe Sammartino, già Dirigente scolastico, è laureato in Filosofia. Uomo di politica, giornalista e scrittore, nasce e cresce a Leonforte. Ha già pubblicato il saggio “I vuoti dell’anima“(Marna 2007) e “Vivevamo di ideali” (Marna 2012).

Recensione a cura di Antonino Impellizzeri