…Camus sosteneva che ognuno non deve aggiungere dolore al dolore del mondo. Aggiungo io: specialmente se si ritiene, a torto o a ragione, cristiano…

Questa è l’epoca delle fashion blogger e dell’influencer marketing. Queste persone hanno raggiunto una grande notorietà grazie ai social e ora sono diventate milionarie. Sono il non plus ultra della attuale industria culturale. Internet può essere croce o delizia. Delle adolescenti si suicidano a causa del cyberbullismo; delle giovani possono cadere in gravi stati d’ansia o di depressione perché vittime di revenge porn. Internet può essere al tempo stesso un paradiso o un inferno e molto spesso non dipende dal merito o dal talento. Alcuni potranno pensare che ciò che differenzia le star del web dalle vittime del web sono la furbizia e l’intelligenza. Potrebbe sembrare di primo acchito che le prime a differenza delle seconde hanno compreso potenzialità e pericoli della rete. Ma ciò a mio avviso è ingeneroso nei confronti delle vittime. È ovvio che coloro che si sono arricchiti pensano di essere speciali, ma molto spesso è l’esatto contrario: sono talmente persone comuni che il pubblico può identificarsi facilmente  con loro. La viralità di una foto, di un post o di un video può arricchire o umiliare. Internet è ancora un luogo virtuale che può arricchire senza sacrificio e allo stesso tempo un territorio selvaggio che non rispetta i diritti più elementari delle persone, primo tra tutti quelli della privacy. Alcune persone per esorcizzare i pericoli del web potranno pensare che le vittime virtuali sono tali perché non sono state accorte o attente. A mio avviso anche le vittime sono persone comuni, che però non sono state adeguatamente tutelate dalla legislazione (che anche se teoricamente c’è la legge, poi è difficile rimuovere i contenuti e lo sputtanamento è già avvenuto). Non vedo in certe vittime del web delle gravi colpe o dei grandi demeriti. Molto spesso sono vittime involontarie e innocenti, stritolate dagli ingranaggi del mondo virtuale. Inoltre i social network sono commerciali e inducono all’ossessione perché molti controllano sempre gli aggiornamenti e alla fine finiscono tutti per essere più controllati.  Se non si ha migliaia di “amici” non si conta nulla. In questo caos ci dovrebbero guidare i maestri dello stile di vita, che hanno una miriade di follower e naturalmente anche degli hater. Anche i politici molto spesso diventano giocoforza delle Twitter star. Non possono esimersi. Non possono tirarsi indietro. Devono dimostrare di essere sempre pronti a dire la loro, ad essere sempre più opinion leader; l’importante è essere sempre pronti e non passare mai inosservati. L’importante è stare sul pezzo. Oggi siamo tutti finiti in questa bolla virtuale. Insomma si potrebbe dire: “È il web, bellezza”.