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Racconti: IL CLOWN, di Gregorio Asero

La cultura è cibo per l’anima, di Pier Carlo Lava

Gregorio Asero

IL CLOWN

A volte fingo di sorridere e mi capita di recitare le parte del clown. Per riuscire nella scena devo sforzarmi di essere un ottimo clown e devo nascondere le lacrime che ho di dentro. Il mio sorriso è un finto disegno e uso vernice indelebile, la mia faccia deve essere buffa altrimenti la gente non ride e non ci crede. 

Il trucco mi serve per nascondermi dietro alla faccia di un altro, così posso nascondere le mie verità. Attenzione amici miei, sono un clown e non un pagliaccio, sono figlio della strada e non ho nessuna meta. 

Se la gente si accorge che recito sta muta e guarda oltre. Riesco a far ridere chi è triste e a volte stupisco me stesso, a volte mi guardano con curiosità e ridono, si chiedono chi mai ci sarà dietro quella maschera e dicono: è solo uno stupido. 

Quando parlo e canto, tutti si aspettano che dica stupidità, quelle di un povero clown, ma quando cala il sipario e si spengono le luci, restano solo le lacrime amare di un uomo triste. 

Il mio riso è vero solo quando vedo lo sguardo di un bimbo, allora mi sento importante, come un’onda in mezzo al mare. Io sono un clown sei tu il pagliaccio che ridi di me, io cammino a testa alta grazie a te che ridi di me.

gregorio asero