Quando ho scritto che siamo di fronte ad una svolta decisiva e che potrebbe essere la più drammatica non immaginavo che avrei avuto così in fretta la conferma di quel pronostico.

Da quel primo dicembre sono passati solo quattro giorni e ne ho lette di ogni tipo, trascrizioni di intercettazioni surreali, racconti di incontri tra Club e Presidenti di Lega e Federazione, supercazzole e confessioni amare e disinvolte. Tutto a comporre un quadro desolante e funesto, per la Juve e per tutto il mondo del calcio.

Non me ne intendo molto, di “pallone”, ma leggo i fenomeni giuridici ed economici e anche quelli sociali da decenni per la mia professione e per la mia passione e qui gli auspici e i segni sono potenti e bui.

Provo a spiegare un argomento che potrebbe non essere semplice, ma in realtà lo è.

L’affaire Juventus ha molte facce perché l’inchiesta ha sollevato molte questioni delicate: la “manovra stipendi” con i suoi accordi nascosti, le fatture false (incredibile ma vero) e la questione delle “plusvalenze”.

Niente di nuovo per chi si occupa di fatti e misfatti economici nel paese delle marachelle e della “cartuccella”, ma un clamoroso caso se si considera che gli attori principali sono i discendenti del sangue più blu che l’Italia abbia mai celebrato nel mondo dell’industria e del calcio.

Partirò dal tema delle plusvalenze perché oggi ho trovato un’autorevole conferma delle mie previsioni a tinte fosche in un articolo che – proprio su questa pagina –  parafrasava uno dei più grandi esperti di diritto sportivo, l’Avvocato Mattia Grassani e la sua dichiarazione secondo la quale questa indagine sarebbe, per la Juve, “ancora più grave di Calciopoli”.

Effettivamente lo credo anch’io e credo di aver individuato un clamoroso elemento di novità e gravità proprio per quello che attiene al costume tutto italiano di scambiare i giocatori a valori convenzionali che a volte paiono il frutto di vere e proprie illusioni; un gioco di prestigio assai utile quando devono essere sistemati i parametri di Bilancio tanto cari alla Covisoc e altrettanto indigesti per CFO e CEO di ogni colore.

Di questo argomento, infatti, si è occupata molto di recente proprio la Procura Federale e la sua indagine è finita davanti alla Corte Federale d’Appello che a maggio di quest’anno con la sua Decisione n. 89 ha salvato baracca e burattini, riconoscendo che non è possibile verificare la congruità di molti valori dello scambio che genera le onnipresenti plusvalenze e neppure se “le modalità della loro formazione rispettino delle regole codificate perché inesistenti”. Ma il Giudice Federale ha anche e fortemente denunciato “la diffusa percezione che alcuni valori si siano formati in modo totalmente slegato da una regolare transazione di mercato”, e formalizzato un invito altrettanto forte “ad individuare dei criteri attraverso i quali esaminare le modalità di formazione delle plusvalenze e il concreto impiego nei parametri federali – anche al fine di scoraggiare l’artificiosa determinazione (…) delle operazioni”.

Infine, ha concluso la Corte di secondo grado, solo pochi mesi fa, che è davvero e del tutto singolare “che in un ambito molto regolamentato, come quello calcistico, sia carente proprio questa disciplina che assume un ruolo di massima criticità nei bilanci”.

I presupposti per preoccuparsi (o quantomeno per occuparsi) dell’argomento e in fretta, c’erano già ma l’operazione “Prisma” era in atto e ha bruciato tutti sul tempo; tutti tranne la governance della Juventus che è scampata al pericolo delle misure cautelari, chieste dalla Procura e respinte dal GIP a ottobre, e ha adottato la sola scelta possibile, abbandonando il campo e lasciare ad altri le non facili decisioni dei prossimi mesi.

Torniamo, dunque, alla novità che l’indagine ha rivelato, giacchè si tratta di un fatto clamoroso che è destinato a cambiare tutto.

Mentre sul piano della Giustizia sportiva sulle plusvalenze si è formato un “giudicato” favorevole seppure pilatesco o quantomeno traballante, l’indagine penale ha potuto contare su strumenti e mezzi di accertamento delle circostanze assai più efficaci e penetranti ed è proprio da quelli che emerge la novità.

Non si tratta più e non soltanto di compiere scambi commerciali ricorrendo a valori unilateralmente arbitrari, misurandoli con le percezioni, le emozioni e anche le suggestioni della controparte del momento e del mercato più effimero che si conosca, oggi si tratta di aver raggiunto la prova sufficiente (almeno in questa fase) per ricostruire una rete di accordi truffaldini il cui fine principale è stato – in molti casi – quello di generare valori determinanti per aggiustare le contabilità e riportare i risultati di Bilancio nel range richiesto dalle rigide regole sportive.

Non è più quindi una questione di libertà di determinazione tra contraenti, bensì di volontà fraudolente e reciproche, finalizzate a cogliere o rappresentare risultati economici del tutto artificiali ed inconsistenti, il tutto aggravato dal riflesso di quelle operazioni sul mercato regolamentato per le società che, come la Juventus, sono quotate in Borsa.

La Procura delle Repubblica di Torino ha puntato i riflettori su un fenomeno che, se provato definitivamente, farebbe (e farà) crollare qualsiasi giustificazione di diritto contenuta nelle pronunce sportive e queste stesse dovranno (o potranno almeno) essere riviste perché il principio che le ha sostenute è travolto irrimediabilmente dalla prova di una prassi del tutto illecita e proditoria; per di più condivisa da alcuni (forse molti) tra i Club professionistici. Ecco perché sono importanti i riferimenti d’indagine alle riunioni e alle potenziali combine tra i rappresentanti di almeno 11 società di cui si legge nelle carte dell’inchiesta.

Insomma, potremmo essere di fronte allo squarcio definitivo nel velo del tempio edificato dai potenti del calcio che conosciamo, davanti ad un mondo al suo epilogo, potremmo assistere al crollo di pratiche e prassi che per anni hanno mantenuto in vita un paziente agonizzante, simulandolo in salute e lasciandolo invece senza cura. Un cura di certo drastica, ma forse necessaria, anzi indispensabile per tentare di salvargli la vita.

Adesso c’è la Juventus al centro del caso e sono i colori bianconeri a essere nell’occhio del ciclone, ma non è azzardato ipotizzare che il virus isolato dai PM Torinesi potrebbe essersi diffuso ben oltre quella bandiera calcistica e anche al di fuori del mondo della Borsa e dei suoi pochi protagonisti.

Siamo al cospetto di un vero e proprio tsunami giudiziario, sportivo ed economico che non può più essere raccontato come se fosse un temporale passeggero e le cui onde difficilmente potranno essere cavalcate da qualche prode timoniere salito a bordo a sostituire l’intero equipaggio.

Nonostante i sorrisi di circostanza e i comunicati criptici e ottimistici, non si tratta di un ammutinamento e neppure di una diserzione, i protagonisti hanno nomi e cognomi importanti ed hanno rivestito ruoli determinanti; non possono dunque essere sacrificati disinvoltamente.

Questa ha tutta l’aria di essere una resa senza condizioni ed i suoi effetti ricordano quelli di un altro, drammatico “cambio di regime”.

Come le cattive abitudini, la storia a volte si ripete.