Ambiente, il Rapporto Osservasalute 2017

Osservatorio sulla salute

Ambiente, il Rapporto Osservasalute 2017

da Redazione
Tra i numerosi fattori che influenzano la salute umana, un ruolo di primo piano è sicuramente rivestito dall’ambiente. Alcuni temi prioritari per la caratterizzazione del rapporto ambiente-salute (rifiuti solidi urbani, gas effetto serra e indicatori di cambiamenti climatici), attraverso l’impiego di indicatori, alcuni dei quali già adottati nelle precedenti Edizioni del Rapporto Osservasalute.

I rifiuti solidi urbani rappresentano uno degli indicatori di maggiore pressione antropica, non solo in termini ambientali, ma anche in termini sociali e sanitari. Al fine di descrivere il potenziale rischio nella popolazione, nel paragrafo sono utilizzati indicatori che riportano la quantità di rifiuti solidi urbani prodotti, il volume di quelli smaltiti nelle varie regioni attraverso la discarica controllata e/o l’incenerimento e l’entità del ricorso alla raccolta differenziata.

La produzione di rifiuti solidi urbani, nel 2015, si attesta a poco meno di 30 milioni di tonnellate, registrando un valore intermedio tra quello rilevato nel 2001 e quello del 2002; si osserva una modesta riduzione rispetto al 2014 con valori che si attestano al di sotto del valore registrato nel 2013. Tale diminuzione si rileva in tutti e tre i contesti territoriali (Nord, Centro e Sud ed Isole), con maggiore evidenza nel Centro Italia e più con- tenuta nel Mezzogiorno. La produzione pro capite, nel 2015 (487 kg/ab), è rimasta pressoché stabile rispetto all’anno precedente (488 kg/ab); le macroaree del Centro e del Nord fanno rilevare i maggiori quantitativi prodotti rispetto ai valori più bassi riscontrati al Sud e nelle Isole. Le punte più elevate si producono in Emilia-Romagna e in Toscana per il Centro e in Puglia per il Sud, mentre nel resto del Meridione (come, ad esempio, in Basilicata e Molise) si registrano i valori più bassi. Come rilevato nei precedenti anni, è da rimarcare che la Lombardia ed il Lazio, insieme, generano un quarto della produzione totale nazionale di rifiuti solidi urbani.

Relativamente alle principali modalità di gestione, l’analisi dei dati mostra che i rifiuti solidi urbani smaltiti in discarica, nel 2015, ammontano a poco meno di 8 milioni di tonnellate, facendo registrare una riduzione di circa il 16% rispetto all’anno precedente; una riduzione progressiva nell’arco degli anni si rileva anche relativa- mente al numero delle discariche. Peraltro, dal 2001 al 2015, si nota come, nonostante la consistente diminuzione dei rifiuti solidi urbani trattati in discarica, tale forma di smaltimento si confermi ancora la forma di gestione più diffusa soprattutto dalle regioni del Meridione, che vi conferiscono maggiori quantitativi sia rispetto al Centro che al Nord.

Per quanto riguarda la termodistruzione, la capacità nazionale di incenerimento ha raggiunto, nel 2015, il 18,9% del totale dei rifiuti solidi urbani, ancora al di sotto della media dei Paesi europei (27,0%), e ha superato i 5,5 milioni di tonnellate di rifiuto trattato. Il numero degli impianti, rispetto all’anno precedente, passa da 48 a 41 e si notano, peraltro, ampie differenze tra le regioni del Nord, che evidenziano elevati tassi di incenerimento in Lombardia (45,2%), nella PA di Bolzano (42,8%) ed in Emilia-Romagna (32,7%), rispetto al Centro ed al Meridione, dove l’incenerimento è poco utilizzato.

La raccolta differenziata ha raggiunto, nel 2015, a livello nazionale, il 47,5% della produzione totale dei rifiuti solidi urbani con un incremento del 2,3% rispetto al 2014. Nelle regioni settentrionali, dove il sistema di raccolta è già particolarmente sviluppato da anni, si rileva la più elevata percentuale di raccolta differenziata sui rifiuti prodotti che migliora ulteriormente (+1,9%); peraltro, sia il Centro che il Sud e le Isole fanno registrare un maggior incremento percentuale (+3,0 e +2,3 punti percentuali, rispettivamente).
Nell’ambito delle singole regioni, le maggiori percentuali di raccolta differenziata si rilevano in alcune regioni del Nord, quali la PA di Trento, il Veneto e la PA di Bolzano; in particolare, solo la PA di Trento ed il Veneto raggiungono pienamente l’obiettivo del 65% di raccolta differenziata fissato dalla normativa per il 2012.

Gli indicatori dei cambiamenti climatici ed i gas effetto serra sono stati caratterizzati da un periodo di aumento sino al 2005, in particolare dagli anni 1990 al 2005, per quanto riguarda le emissioni (produzione) sia assolute di gas serra che in funzione delle quote pro capite; dal 2005, invece, si osserva una diminuzione.

Molto si è fatto, ma molto deve essere ancora posto in atto per ottimizzare la riduzione delle emissioni dei gas effetto serra e, conseguentemente, ridurre l’impatto sul “Climate Change”.
La riduzione del 31,4% delle emissioni di gas effetto serra, in funzione del Prodotto Interno Lordo dal 1990 al 2014, potrebbe, però, non garantire una riduzione nel tempo efficace dei valori di emissione assoluti e pro capite se le politiche condivise a livello locale e nazionale non vengano adottate, in particolare nel campo della ricerca e dello sviluppo di nuove fonti energetiche alternative e del loro corretto utilizzo di massa e diffusione capillare.
da: http://www.osservatoriosullasalute.it

Autore: alessandria today

Ex Dirigente, consulente e ora blogger

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