Ai sa te intorci?

Claudia Adriana

Te vad si azi, te vad plecand, te vad cum rupi o iubire…un suflet in mii de bucati, te vad si la fel ca atunci raman muta…ferma….sgribulita de frigul dintr-e noi.

Te vad, dar e tarziu, nu am curajul de a te opri, am crezut ca am multe sa iti spun, dar nu…nu imi gasesc cuvintele, poate nici nu ma chinui prea tare, poate nu mai este cazul….

Tu ai plecand oricum!!

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A Novi Ligure partono gli aperitivi letterari al Corona, di Lia Tommi

Novi Ligure: In collaborazione con l’Albergo Ristorante Corona di Novi Ligure di Corso Marenco, puntoacapo Editrice ha organizzato un primo ciclo di incontri con gli Autori – soprattutto narratori – che si terranno con cadenza mensile presso la splendida Sala del Caminetto secondo il calendario più sotto dettagliato.
Per l’occasione, il pubblico potrà gustare un Aperitivo e discutere con gli autori in una atmosfera raccolta e amichevole. I libri verranno posti in vendita a prezzo agevolato inclusivo dell’aperitivo.
Si tratta di una delle tante iniziative che stanno contribuendo alla crescita culturale della nostra zona, una bella occasione per un contatto informale e vivo con autori di significativa esperienza.
Il primo incontro sarà con due dei più brillanti narratori della nostra zona: Gianluigi Repetto (autore del racconto lungo “Una maratona lunga un chilometro” e del thriller “Troppo bella per me”) e di Osvaldo Semino, che ha all’attivo due raccolte di storie brevi: “Racconti della valle e dei fiumi” e “Racconti dell’attesa”.

I volumi sono tutti inseriti nella fortunata Collana” Le impronte”, che raccoglie il meglio degli autori operanti nella nostra zona, le cui storie hanno spesso ambientazione locale ma il cui valore travalica ovviamente il ristretto ambito locale.

CALENDARIO

Domenica 3 febbraio ore 1800
Gianluigi Repetto / Osvaldo Semino

Domenica 17 febbraio
Viviana Albanese

Domenica 17 marzo
Gianni Caccia

Mercoledì 17 aprile
Emanuele Spano / Alfonso Ravazzano

Mercoledì 15 maggio
Luca Bottazzi / Giuseppe Grassano

Mercoledì 5 giugno
Annamaria Caligiuri / Rinaldo Ponassi

Siete stressati? Bevete più caffè!

Creando Idee

Del caffè molte persone non riescono proprio a farne a meno, soprattutto nei momenti di forte stanchezza, quando mancano le energie per portare a termine tutti gli impegni della giornata. Sugli effetti di questa bevanda sono già state effettuate numerose ricerche che hanno dimostrato che il caffè può proteggerci da molte malattie, agevolando alcune funzioni del cervello e dell’organismo. ‘ultima novità però è che il caffè può anche essere adoperato per combattere lo stress! A dimostrarlo una ricerca condotta dall’Università di Coimbra che studiato gli effetti della caffeina su dei topi. Da questo esperimento è uscito fuori che questa sostanza aiuta a gestire l’ansia, riuscendo ad evitare la depressione o le perdite di memoria. Bere quindi caffè aiuta molto chi vive un momento di stress cronico. Niente più scuse per i caffeinomani, bevete pure le vostre tazzine senza troppe preoccupazioni

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Un caffè con gli amici di facebook

Creando Idee

Facebook era nato in origine per avere tra le amicizie solo chi si conosceva realmente. Oggi non è più affatto così, chi usa questo social ha ormai la propria lista piena di gente sconosciuta o mai incontrata nella vita reale. Matt Kulesza è uno di questi ed è arrivato a collezionare quasi 1100 amici. Ha deciso però di combattere questo fenomeno e rendere reali tutte le amicizie virtuali di Facebook. Ha quindi iniziato a prendere un caffè con ogni persona della sua lista di amicizie, per conoscere ciascuno dal vivo ridando alle relazioni personali quel ruolo centrale che oggi sembra abbiano perso, sempre più sostituito dalle conoscenze digitali. Fino ad oggi Matthew Kulesza ha bevuto il caffè con ventitré dei suoi amici di Facebook: intervistato dai giornalisti di BuzzFeed, lo studente australiano ha dichiarato di usare il caffè come bevanda di “socializzazione” al posto dell’alcol, proprio per non influenzare il…

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I social network fanno male o no?

Creando Idee

La questione è di quelle ambigue. Tanto che a porsela è perfino Facebook nella sua Internet nella sua newsroom, , in un post di due ricercatori di Menlo Park, David Ginsberg e la psicologa sociale Moira Burke.”Passare tempo sui social midia ci fa male?” si domandano, cercando di capire se le persone che trascorrono molte ore on line li utilizzino in modo importante e positivo oppure se consumino semplicemente status e aggiornamenti banali, togliendo in questo modo tempo prezioso ad amici e familiari. Queste sono domande cruciali per la Silicon Valley e anche per noi, la quale ha studiato l’impatto di Internet sulla vita delle persone per oltre un decennio Citando alcuni studi,  secondo cui i cellulari ridefiniscono le relazioni moderne, rendendoci “soli insieme” e notando un aumento della depressione adolescenziale in funzione dell’uso della tecnologia Ginsberg e Burke cercano di scoprire dove sia la verità sul tema.Per farlo, oltre…

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Trovare più tempo per gli amici

Creando Idee

Durante l’adolescenza, tendiamo a circondarci del maggior numero possibile di amici  nella vita reale o semplicemente scambiandoci like sui social network per soddisfare il nostro costante bisogno di conferme, ma anche per sentirci popolari come i protagonisti dei nostri film preferiti: ragazzi che possono ritrovarsi con un centinaio di invitati alle loro feste, capaci di trascinare le compagnie e avere sempre tutti dalla propria parte.Crescendo, invece, tendiamo a sviluppare un approccio più consapevole alle relazioni con gli altri: tagliamo i “rami secchi” ovvero le amicizie in cui non ci sentiamo a nostro agio, e diamo maggiore importanza a coltivare quelle basate su una vera condivisione di valori e obiettivi. In altre parole, selezioniamo le persone con cui davvero ci fa piacere passare il nostro tempo e con cui abbiamo voglia di condividere le esperienze della vita adulta. Quando gli impegni della vita adulta bussano alla porta, tra compiti da sbrigare…

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Si può anche non essere perfetti

Creando Idee

La vita corre a mille all’ora tra lavoro, casa, palestra e svaghi, non ci si ferma mai perché fermarsi equivale a pensare. E non solo alle cose positive. Non parliamo poi del mondo che ci circonda. I Facebook Twitter i social in genere hanno creato una specie di realtà parallela in cui le personalità che seguiamo mostrano vita perfette. Questo spinge a nascondere ancora di più le nostre fragilità che sembrano quasi non essere accettate. Ma la nostra mente è più furba: i sintomi del corpo spesso ci costringono a fermarci anche quando non vorremmo, i pensieri che scacciamo ci trovano ugualmente e le emozioni dolorose emergono quando più vogliamo soffocarle. Che fatica nascondere lati importanti del nostro modo di essere. Ammettere di avere paura, essere ansiosi o piangere significa dare spazio anche a quelle parti di noi che sono più difficili da comprendere. Il passo successivo sarà accettare…

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Il tunnel

Il Blog di Roberto Iovacchini

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Titolo: Il Tunnel

Autore: Abraham B.Yehoshua

Editore: Einaudi

Traduzione: Alessandra Shomroni

Un ingegnere stradale israeliano, Zvi Luria, ha superato da poco settant’anni quando gli viene diagnosticato un principio di demenza senile. Inizialmente le malattia si presenta in forma lieve e poco preoccupante ma nel giro di poco tempo le cose precipitano e la vita di Luria cambia completamente. Sua moglie Dina, medico pedriata, è più giovane di lui ed ama suo marito in modo incondizionato, non solo con la gentilezza dei modi che deriva dalla consuetudine di una vita passata insieme ma con la tenerezza che solo una donna ancora innamorata di suo marito può dare. Dina convince il marito che per rallentare il progredire della malattia dovrebbe riprendere a lavorare per il Dipartimento dei Lavori Pubblici, dove ha trascorso tutta la sua carriera di funzionario pubblico. Luria inizua a collaborare senza alcuna retribuizione per un giovane ingegnere, Assael Maimoni…

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Cari fanatici

Il Blog di Roberto Iovacchini

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Titolo: Cari fanatici

Autore: Amos Oz

Editore: Feltrinelli

Traduzione: Elena Loewenthal

La recente scomparsa di Amos Oz ha riportato i suoi libri in primo piano sugli scaffali delle librerie. Tra i vari titoli disponibili ho scelto “Cari fanatici”, una raccolta di tre saggi, “Cari fanatici, Tante luci e non una luce, Sogni di cui Israele farebbe bene a sbarazzarsi il prima possibile” che raccolgono frasi, concetti, ricordi e pensieri dell’autore elaborati dalla sua esperienza e anticipati nelle varie occasioni pubbliche a cui aveva partecipato. Il libro è breve ma ogni parola pesa ed ha valore, sia per chi la pensa come l’autore ma anche per i suoi detrattori. Amos Oz è da sempre un fautore del dialogo tra Israele e Palestina ed è favorevole al riconoscimento dello stato palestinese per porre fine al conflitto arabo israeliano e imboccare in medio oriente una nuova strada verso una pace duratura costruita su…

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MODA SPOSE: Les Etoiles Collection di NadaNuovoHauteCouture, di Lia Tommi

”Les Etoiles” Les Etoiles Collection è l’insieme di due anime distinte ma complementari: la prima è pura, decisa, l’altra romantica e sognatrice…Il luccichio che determina il sogno principesco.

NadaNuovoHauteCouture ha creato una sposa immaginandola come una rosa vellutata dal profumo intenso la quale riesce ad incantare tutti al suo passaggio.Una collezione preziosa come un diamante in cui i ricami diventano protagonisti ed adornano i tessuti più pregiati, dal mikado all’organza di seta, dallo chiffon al tulle di seta, in un gioco ricco di sovrapposizioni e volumiche conferiscono ad elisir un’allure elegante.Ogni abito creato parla di due anime, diverse ma perfettamente in sintonia, è così come la donna si trasforma mantenendo la sua unicità.

NadaNuovoHauteCouture “La vera bellezza è nell’amore che trasmetti perché l’amore vero è tutto…Nada”

Famiglia e parità di genere, di Riccardo Lera

Famiglia e parità di genere, di Riccardo Lera

Alessandria Riccardo Lera

Famiglia e parità di genere.

riccardo lera

Ad onor del vero va riconosciuto a mio padre il fatto che non sia mai sottratto alle necessità domestiche imposte dalla quotidianità familiare. Agli inizi degli sessanta si era ancora agli albori della battaglia condotta dal mondo femminile volta alla parità di genere, ma al di là delle possibili e per me insondabili dinamiche intercorse a livello di coppia fra i miei due genitori, indubbiamente posso classificare con sicurezza papà fra i primi soggetti maschili affacciatisi in una qualsiasi italica cucina, in ruoli diversi da quello di semplice e taciturno pater familias masticatore-deglutitore. 

Tuttavia il suo voler trasportare a domicilio la tecnica siderurgica solo per scaldare un po’ di latte o, più arditamente preparare un caffè, si è spesso rivelato non scevro di tonalità tragicomiche. Mamma ammutoliva quando le capitava di ascoltare il proprio uomo, bardato di grembiule e mestolo di legno, proferire frasi del tipo: 

“Conoscendo la massa dell’acqua e la sua temperatura iniziale Ti, posso calcolare la quantità di calore da somministrare per portarla alla temperatura di ebollizione Te!”. 

Il problema era che, quando lui ingranava la marcia, non lo fermavi più nemmeno a cannonate. Inutili erano gli appelli materni volti ad una ricomposizione della pax augustea domestica con inascoltati appelli del tipo: “Cesare lascia stare, faccio io!” niente, non c’era più nulla fare, quello avanzava come un carro armato teutonico Panzer Kampfwagen Tiger nelle campagne francesi delle Ardenne:  Continua a leggere “Famiglia e parità di genere, di Riccardo Lera”

Momenti di poesia. Ricordo un tempo, di Dario Menicucci

Momenti di poesia. Ricordo un tempo, di Dario Menicucci

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Ricordo un tempo

Appare e scompare
la luna
dietro nuvole nere.

In disparte
poche stelle
annoiate.

Lumini lontani
di fantasmi di navi
erosi dalla notte.

Gracili raggi
formano a largo
isole di luce.

Il mare pacato
parla col vento
con voce serena.

Ricordo un tempo
quando per mano
ascoltavamo le onde.

In silenzio per ore
a seguire gli aerei
a sentir la risacca.

Armonie di due cuori
ritrovate un momento
in un vocio di gabbiani.

Dario Menicucci

Storia di una stella gialla – racconto breve di Sofia Celadon – a cura di Vicario Marina

Storia di una stella gialla di SOFIA CELADON

Immobile, ferma, cucita su questo strano pigiama con le righe. Così sembra prospettarsi la mia vita d’ora in avanti. Destinata a restare muta per il resto dei miei giorni, capace solo di guardare, ascoltare. Ora sono ammucchiata insieme ad altre mie compagne, anche loro fisse su quegli strani indumenti. A quanto pare siamo destinate ad un compito molto speciale, o almeno così ho sentito da quella strana persona che passa il filo tra la mia trama di stoffa. E aspetto, in una strana stanza maleodorante.

Ad un tratto si avvicina un alto e imponente ufficiale, con un lungo fucile sotto il braccio. Mi prende con forza e scrive sopra alla mia stoffa gialla qualcosa, ma non so dire cosa sia. Devo dire che un po’ mi fa il solletico. Malamente mi piega, lasciandomi bene in vista. Cammina per qualche minuto, fino a che non mi porge ad un altro strano uomo. Costui però è fragile, con lo sguardo assente e i capelli radi.

Mi guarda con aria avvilita e, senza emettere un suono, indossa il pigiama a cui io sono legata. L’ufficiale gli dà una sonora bastonata sulla schiena, sento fremere il suo corpo, dopo di che lo spinge via. Come mai l’ha picchiato? Che ha fatto di male questo mio nuovo padrone? Trema, sento la paura scorrergli nelle vene. In lontananza vedo delle baracche malconce e una lunga rete, avvolta da filo spinato. Come se fossi finita in una gabbia per animali pericolosi. Continua a leggere “Storia di una stella gialla – racconto breve di Sofia Celadon – a cura di Vicario Marina”

ZOMBIEING l’ultimo trend dei social dopo Ghosting, Benching, BreadCrumbing, …

Gabriele ROMANO 📎 bLOG

Zombing Disegno di Pawel Kuczynski

Nel 2019 il mondo è completamente integrato con i social e anche noi probabilmente lo siamo, sperando ovviamente sempre di essere integrati con il mondo reale. Il sintomo più eclatante della nostra simbiosi con i social sono i cambiamenti delle loro funzioni, delle loro grafiche: quando ci accorgiamo di essi ci mandano spesso in tilt o comunque in una lieve malinconia quando la loro comparsa interrompe la praticità del nostro utilizzo quotidiano.

Ma i social hanno definito dei veri e propri comportamenti che hanno preso una terminologia precisa da qualche anno: BENCHING, BREADCRUMBING, GHOSTING E ZOMBIEING

zombie

L’ultimo di questi comportamenti è proprio lo ZOMBIEING. Come potrebbe far intuire il termine stesso – la resurrezione dal mondo dei morti – è riapparire dopo essere scomparsi in seguito a un periodo di frequentazione. Molti esperti lo categorizzano anche come trend perché il comportamento assume un ruolo…

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Una crisi di panico, di Riccardo Lera

Una crisi di panico, di Riccardo Lera

Riccardo Lera Alessandria

(Racconto semiserio. Dedicato al Dottor Pietro Bagnasco)

Io avrò avuto quindici o sedici anni, non ricordo bene, facevo comunque ancora il liceo. Saranno state le tre o le quattro del mattino. Papà ci svegliò tutti quanti. 

riccardo lera

“Mamma sta male, vuole vedervi tutti”. 

Ci precipitammo nella camera da letto dei nostri vecchi. Mamma era là, con un colore cereo da mummia egizia; tremava tutta, ogni suo muscolo era come attraversato da una scossa, da una clonia; era sudata fradicia, le labbra secche, la voce impastata. 

“Muoio” ci disse, “sto morendo”. 

E continuava a tremare. Ricordo che un’ansia terribile mi attanagliò la gola. Non sapevo cosa dirle, non so, chiederle se avesse male da qualche parte, niente, mi sentivo come una statua di sale.

“Muoio” continuava a mormorare lei, con noi tre ragazzi lì, raggelati di fronte ad un evento enormemente più grande della nostra umana comprensione. Papà cercava di confortala in qualche modo, ma non v’era rimedio alcuno; mamma scuoteva la testa in segno di diniego, come per far capire che tutto era inutile, che tanto lei sarebbe morta lo stesso. Squillò il campanello. Era il dottore, il nostro dottore, nel suo cappotto grigio. Papà doveva averlo chiamato poco prima di darci la sveglia. Arrivò nella stanza da letto dei miei, illuminata solo dalla fioca luce dell’abat-jour del comò di mamma.  Continua a leggere “Una crisi di panico, di Riccardo Lera”

Cosa mangiare quando fa freddo

Creando Idee

Con un freddo come questi giorni, l’unica cosa che ci andrebbe di mangiare è la polenta. Ma non pensate che questo sia l’alimento che riuscirà a combattere la morsa del freddo. Pioggia, neve e gelo dettano la dieta per 3 italiani su 4 che si dichiarano pronti a modificare il carrello della spesa quando la colonnina di mercurio scende drasticamente, come sta avvenendo in questi giorni. Una vera e propria dieta anti-Burian che spinge ad acquistare più frutta, verdura e legumi ma anche tanto pesce soprattutto quello ricco di grassi. In queste ore è importante un’alimentazione ricca di sostanze antiossidanti, per rafforzare a tavola le difese immunitarie. E visto che le vitamine sono l’alleato migliore in questo periodo, arriva il manuale per sapere quali ne contiene ogni singolo alimento. Tra i cibi da inserire nella lista della spesa, segnalano le associazioni di categorie che stimano consumi in aumento…

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Giovani talenti. “Parole del mio mare” – Pluriversum Edizioni Presenta Sofia Celadon – di Vicario Marina


L’AUTRICE. Sofia Celadon, nata e cresciuta in un paesino delle campagne vicentine, ora studia Lettere a Ferrara. Vincitrice del concorso Fantasy Way nel 2012 ha scritto anche diversi racconti per il giornale LF Magazine il blog Liberovolo. Lettrice appassionata dall’età dei tre anni, possiede quasi più libri che vestiti. Durante il periodo dell’adolescenza ha frequentato un corso di teatro e fatto parte della compagnia “Pappamondo” del regista Bruno Scorsone. Da sempre grande sognatrice, vive la sua giornata fra studio, letture, pagine e videogiochi, e continua a vedere magia anche in una foglia che plana a terra.

Il suo racconto Storia di una stella gialla che si trova nel suo libro “Parole del mio mare” è stata pubblicato, nel giorno della memoria, nel sito ufficiale della comunità ebraica MOSAICO http://www.mosaico-cem.it/

In “Parole del mio mare” si troveranno amicizie finite, amori ritrovati, ricerca di sé stessi e un episodio sulla tragedia della deportazione.
Questi i principali argomenti di questa raccolta piena di sentimento. I racconti sono organizzati in ordine cronologico, il primo è stato scritto quando l’autrice aveva a malapena quindici anni, mentre l’ultimo ormai alla soglia dei ventun anni. In uno straordinario viaggio nella quotidianità verrete condotti attraverso le emozioni più umane, presenti anche nei racconti più bizzarri. Vi ritroverete a scontrarvi con dei buffi esseri gialli e viola, una strana entità che sembra avere il controllo di tutto il mondo, persone che vivono sotto gli alberi e perfino un anziano signore capace di imbottigliare il tempo.
Sentirete sulla vostra pelle la paura e la desolazione di un uomo rinchiuso in un campo di concentramento, oppure la spensieratezza di una famiglia che si prepara a festeggiare il Natale.

Vediamo un futuro raggiante per questa giovane studentessa impegnata nel mondo, con umiltà e molto spirito di iniziativa.

Parole del mio mare” si trova nelle librerie e on line cliccando su questo link
http://www.pluriversumedizioni.it/prodotto/parole-del-mio-mare/

Affrontare i mesi più freddi con la giusta grinta

Creando Idee

Per affrontare i mesi più freddi dell’anno con la giusta grinta e nel totale benessere, potete contare su potenti alleati: le vitamine. Ed è proprio in questo periodo dell’anno, che le vitamine risultano particolarmente utili per combattere la stanchezza, rinforzare il sistema immunitario e tenere lontani i malanni di stagione. Il terzetto vitaminico su cui puntare? Vitamina C, D e B. Vitamina C: scudo contro raffreddore e antiossidante Per antiossidante si intende una categoria di sostanze chimiche in grado di limitare l’azione dannosa dei radicali liberi, responsabili dell’ossidazione cellulare e quindi dell’invecchiamento. Inoltre permette di crearvi uno scudo contro l’attacco di tante malattie, dal più comune raffreddore a malattie infettive più importanti. Le principali fonti alimentari di questa vitamina sono quasi tutte vegetali. Tra i cibi più ricchi ribes, peperoni, broccoletti e rucola. Questo non significa che gli agrumi non contengano vitamina C tra quelli che ne hanno la…

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Momenti di poesia. PER TE, di Grazia Bologna

Momenti di poesia. PER TE, di Grazia Bologna

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PER TE
Voglio essere:
la luce dei tuoi giorni bui,
la forza quando ti senti vuoto e stanco,
l’allegrezza quando ti senti triste e deluso,
la gioia per i tuoi occhi quando mi vedi,
la linfa che ti dà l’ossigeno per respirare
e nelle notti, in tutte le notti verrò a cercarti,
per amarti e gioire di Te, di Noi,
in tutta la nostra essenza.

by Grazia

Amara madre, amaro mare

Il blog di Silvia Cavalieri

abisso

Tutti questi litri

di liquido amniotico

riversati nel mare

di sogni agitati…

Io ti desidero, madre,

e ti riconosco

e ogni notte ritorno,

ritorno e mi immergo

e comincio a nuotare,

ma da sempre è fatica

e paura e freddo piacere.

È questo che provo

spezzando l’onda scura

del mistero abissale.

Perché mi respingi,

carissima madre?

O forse mi ami a tal punto

da allontanare da me

il meriggio fatale

(già il sole al tramonto

mi acceca  lo sguardo)

e impedirmi di andare?

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Il sogno del mare

Il blog di Silvia Cavalieri

marina

Nel sogno del mare

c’è sempre il tramonto

che confonde lo sguardo

e non sai dove andare.

Ci sono le barche

a filo dell’acqua

e incursioni improvvise

di onde inattese

e il nero del fondo

di un gorgo profondo

si spezza nei guizzi

di bagliori di sole

che sembrano vivi

e li vorresti pescare.

E poi c’è il mio cuore

che approda alle secche

e non può più tornare

e mai che nell’acqua

io mi senta abbracciare…

 

 

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Il tilacino

Il blog di Silvia Cavalieri

tilacino estinto

Oggi è una giornata difficile,

mi mangia via il cuore.

Come un tilacino estinto

erro le praterie del dolore,

foglia su foglia

l’amaro eucalipto

celando il mio andare.

Quella che fui non sono,

orme di me spariscono,

non mi cercate, è vano…

Nemmeno mi conosco,

né so s’io voglio ancora

nutrire le mie spoglie,

che ancora mi resistono,

di pianto e di rimpianto.

Io fui, non vita è questa,

non genero, non amo…

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Bruant chanteur – Song Sparrow

Gaston Bessette, Photographie

Il est petit et très énergique et peut vivre une dizaine d’années. Perché sur le faîte d’un buisson, un arbre ou un poteau, il vous émerveillera de son chant que vous pouvez écouter ci-haut.

He is small and very energetic and can live a decade. Perched on the top of a bush, a tree or a pole, he will amaze you with his song that you can listen above.

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Auschwitz, di Maria Pellino

Auschwitz, di Maria Pellino

thahjka0xt

Ci hanno puniti,

chiudendoci in gabbie di filo umano.

Hanno straziato madri

dal cuore perpetrato da pianti amari

e figli dal destino troncato

da chi ha ceduto

all’odio la propria anima.

Hanno mutato tegumento ebreo

in carne per farcire buchi disumani

e tingere fantasmi di rosso sangue.

Hanno incupito i sogni

di chi non riuscirà più sognare

al di là del recinto spinato.

Sollevandoci come upupe,

Hanno calpestato le nostre creste

come uccelli senza becco e senza canto.

@MariaPellino

Momenti di poesia. IO PARTO, di Gregorio Asero

Momenti di poesia. IO PARTO, di Gregorio Asero

IO PARTO

Ecco, adesso io parto per lidi misteriosi
dove ancora non so se sia bene o male.
Chissà, forse a cercar la mia donna fidata.
É forse ella la donna che fuggì dal mio cuore?

Lo so, troppo tempo le chiesi,
così che lei, con passo diverso fuggì laggiù,
dove il tempo non passa e i colori si scolorano,
tanto che a fatica scorsi il bianco dal nero.

Ecco, io smarrito in questo mondo
volgerò alfine lo sguardo, attorno,
a cercarla ancora per poco tempo,
o forse per l’eternità.

Non mi sorprende la lunga fila di campi parati a ostacoli,
io camminerò fino in fondo al mio tempo
.
da “Poesie sparse”
di Gregorio Asero
copyright legge 22 aprile 1941 n. 633

Racconto natatorio. Un tuffo sfortunato, di Riccardo Lera

Racconto natatorio. Un tuffo sfortunato, di Riccardo Lera

Riccardo Lera Alessandria

Racconto natatorio. Un tuffo sfortunato.

Ho sempre amato i tuffi da un trampolino.

Alessandria: Oddio, i miei tuffi consistevano nel pennello, la bomba e la panciata, tutta roba con coefficiente di difficoltà che sfiora lo zero virgola ma, nonostante ciò, quello sport mi ha sempre divertito. 

riccardo lera

Sarà perché erano quegli gli anni di “piccolo grande amore” di Claudio Baglioni ed io, privo della necessaria materia femminile, ma troppo attaccato alla pelle per buttarmi giù da una finestra, preferivo farlo nell’acqua.

Il luogo dell’evento natatorio era la piscina del Lavagello, raggiunto, a secondo dell’età e del portafoglio, prima in Ciao, poi con una Vespa Primavera ed infine col maggiolone di papà quando disponibile.

Molto meno in carne di adesso, ma comunque ben vicino al quintale, entravo in acqua con un improbabile costume ascellare, quasi una dolce vita, giallo con le ancorette blu, un vero pugno cromatico nell’occhio. Avevo ovviamente i miei fans ma questi, finché mi adoperavo a fare qualche vasca, se ne stavano tranquilli, mollemente seduti ai tavolini del bar, a trangugiare beveraggi vari, fra uno sbadiglio e l’altro.

La loro attenzione si animava quando, uscito dall’acqua mi accingevo a salire la scaletta di metallo del trampolino da tre metri. Lì era tutto un darsi di gomito e di occhiate. Non li udivo, ma il loro grido di allarme era sicuramente uno solo: “Eccolo!”. Continua a leggere “Racconto natatorio. Un tuffo sfortunato, di Riccardo Lera”

52 anni fa la drammatica morte del grande Luigi Tenco, di Lia Tommi

Se fosse nato negli Stati Uniti o anche soltanto in Inghilterra o in Francia, Luigi Tenco sarebbe stato sicuramente una star. Perché era bello, dotato di un fascino tenebroso e maledetto e soprattutto perché era bravo, un genio e un poeta. Ed era contro, sempre inquieto e sempre insoddisfatto.
Invece, Luigi Tenco nasce il 21 marzo 1938 a Cassine, in provincia di Alessandria, in un’Italia ancora quasi ignara del ’68 in arrivo e che gli aveva decretato a fatica un successo di culto, culto fragile e molto tormentato, proprio come lui. Tenco infatti scrive canzoni bellissime, che affrontano tantissimi temi, dall’amore alla politica alla vita all’esistenza e sono brani inquieti e tormentati, di una malinconia disperata e anche di un’ironia graffiante.

Muore in circostanze che a lungo sono state considerate misteriose anche se forse il vero mistero è lui. Intanto, quando muore e dove muore è già particolare. Muore dopo aver cantato “Ciao amore ciao ” al Festival di Sanremo 1967, nell’ hotel dove alloggiava.
Sono passate da poco le due di notte e Dalida è andata in camera di Tenco a vedere come sta perché la loro canzone è stata eliminata dalla giuria del Festival e lui, Luigi, sembra averla presa veramente molto male. La porta è socchiusa, ci sono le chiavi ancora fuori, nella serratura. Dalida la apre e vede Luigi Tenco steso a terra. Allora si attacca al telefono per chiamare aiuto, abbraccia Tenco e si mette a urlare e quando arriva gente corre fuori dalla stanza con i vestiti sporchi di sangue.
C’è Lucio Dalla che sta nella camera vicina, scende nella hall dell’albergo ed è il primo a raccontare a tutti che è successo qualcosa a Tenco. Ma che cosa è successo a Luigi Tenco?

Il commissario Arrigo Molinari del commissariato di Sanremo arriva verso le tre del mattino, assieme ad alcuni agenti e naturalmente anche al medico legale.
“Tenco è morto per un colpo di pistola alla testa ed è evidente”, scrive il commissario Molinari nella sua relazione, “la posizione assunta dal cadavere come conseguenza di ferita d’arma da fuoco a scopo suicida”. L’arma da fuoco c’è, è lì vicino, è una piccola Walther PPK calibro 765 e poi c’è anche un biglietto su un tavolino, scritto su una carta intestata dell’albergo. La calligrafia viene riconosciuta come quella di Tenco. Le parole sono proprio le parole di un suicida:
“Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda “Io tu e le rose” in finale e ad una commissione che seleziona “La rivoluzione”. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi”.
(“Io, tu e le rose” è una canzone di Orietta Berti e “La rivoluzione” è una canzone di Gianni Pettenati e sono state entrambe selezionate al Festival di Sanremo quando la canzone di Tenco è stata eliminata).
È un caso molto chiaro, è un caso di suicidio. Il 24 giugno di quell’anno la Procura chiude ufficialmente l’inchiesta: Luigi Tenco si è suicidato.
Ma è vero? Forse sì, anzi probabilmente sì, però ci sono molte cose che non tornano nelle ultime ore della vita di Tenco e ci sono molti dubbi che hanno continuato a frullare nella testa di molta gente.

Quella sera al Festival Tenco è dietro le quinte, terrorizzato perché ha sempre avuto la fobia del pubblico. Una dose di Fenobarbital, un barbiturico che fino agli Anni ’70 era un farmaco di riferimento per il trattamento dell’ansia, poi un’intera bottiglia di grappa di pere e poi anche la spinta proprio fisica di Mike Bongiorno che conduce il Festival, riescono a farlo uscire da dietro le quinte. Canta la sua canzone e la canta male, donando al pubblico del Festival un’esecuzione disastrosa: stona, sembra che non riesca ad andare a tempo, nelle parti più lunghe da sostenere vocalmente non arriva bene e negli stacchi musicali la sua voce arriva in ritardo. “Ciao amore ciao” prende solo 38 voti sui 900 della giuria popolare e la commissione artistica del Festival composta da Ugo Zatterin, Lello Bersani, Gianni Ravera e Lino Procacci, che aveva il potere di ripescare una canzone, opta per “La rivoluzione” cantata da Gianni Pettenati. Luigi Tenco e Dalida sono fuori dal 17esimo Festival di Sanremo.
Tenco la prende malissimo, tratta male tutti e guida come un pazzo fino all’albergo, perché a cena con Dalida e gli altri non ci vuole andare. In camera telefona a Valeria, che è una ragazza che ama da sempre, anche se i rotocalchi lo danno fidanzato con Dalida, però è una cosa che serve soltanto a vendere canzoni; si sfoga con lei, con Valeria, dice che l’indomani convocherà una conferenza stampa per protestare e che compreranno un casolare in campagna e vivranno assieme, avranno un figlio. È l’una e trenta.
Poco più di mezz’ora dopo Dalida arriva e lo trova a terra, morto.

Ci sta che Tenco si sia suicidato, uno come Tenco così inquieto, insoddisfatto, contraddittorio, insomma un ribelle, un cantautore impegnato che anticipa i temi del ’68 e che allo stesso tempo si ritrova a Sanremo a inseguire il sogno di una popolarità da star, prigioniero delle logiche commerciali delle case discografiche; uno che ama Valeria ma è innamorato di Dalida allo stesso tempo, che è stanco, pieno di ansiolitici e alcol e ha appena subito una delusione frustrante; insomma, uno come lui, capace di scrivere canzoni di una disperazione esistenziale bellissima e insopportabile come “Un giorno dopo l’altro”, se si spara non è certo per il Festival. Ma per un ideale tormentato, una crisi esistenziale, un suicidio filosofico, ecco. Come già accaduto a molti poeti, a molti scrittori e anche a moltissimi musicisti.

Momenti di poesia. GRAZIE DI ESISTERE, di Maria Antonietta Bafile

Momenti di poesia. GRAZIE DI ESISTERE, di Maria Antonietta Bafile

A TUTTE “LE RAGAZZE SPECIALI”

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GRAZIE DI ESISTERE

Il tuo nome
una dolce canzone
che vola da campi
di biondo grano
e rossi papaveri…

Chicchi d’amore
sparge su di noi
e un inno alla vita
diffonde intorno…

– La Vita è dolcezza…
gocce di saggezza…
una lieve carezza
che ogni giorno
il Buon Dio
il nostro cuore accarezza –

di Maria Antonietta Bafile

opera della pittrice ROBERTA PAPPONETTI

Momenti di poesia. Catene di rancore, di Grazia Denaro

Momenti di poesia. Catene di rancore, di Grazia Denaro

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Catene di rancore

Tu, rovo ardente
tocco di rosso angelico
su cieli d’oriente
dove l’anima
si specchia in acqua di fonte.

Sguardo effuso di dolcezza,
volto d’angelo
di rara bellezza

ma nel rintocco di campane a festa
rifiutasti la mia mano tesa
frenasti il tocco d’una carezza
perdutasi tra i lineamenti informi
del tuo viso
precipitandomi
in un limbo di pena…

ora scorre solo
un fiume di rabbia e dolore
e la mia anima è incagliata
in catene di rancore…

@Grazia Denaro@

Figli dell’epoca, di Wislawa Szymborska

 

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Siamo figli dell’epoca,

l’epoca è politica.

Tutte le tue, nostre, vostre

faccende diurne, notturne

sono faccende politiche.

Che ti piaccia o no,

i tuoi geni hanno un passato politico,

la tua pelle una sfumatura politica,

i tuoi occhi un aspetto politico.

Ciò di cui parli ha una risonanza,

ciò di cui taci ha una valenza

in un modo o nell’altro politica.

Perfino per campi, per boschi

fai passi politici

su uno sfondo politico.

Anche le poesie apolitiche sono politiche,

e in alto brilla la luna,

cosa non più lunare.

Essere o non essere, questo è il problema.

Quale problema, rispondi sul tema.

Problema politico.

Non devi neppure essere una creatura umana

per acquistare un significato politico.

Basta che tu sia petrolio,

mangime arricchito o materiale riciclabile.

O anche il tavolo delle trattative, sulla cui forma

si è disputato per mesi:

se negoziare sulla vita e la morte

intorno a un rotondo o quadrato.

Intanto la gente moriva,

gli animali crepavano,

le case bruciavano

e i campi inselvatichivano

come in epoche remote

e meno politiche.

 

(Dalla raccolta “Vista con granello di sabbia” di Wislawa Szymborska, Adelphi Edizioni, 1998)

Il futuro è nella grande tradizione artigianale italiana, di Lia Tommi

La grande tradizione artigianale italiana non è destinata a scomparire: anzi, nei prossimi anni aumenteranno le richieste di professionalità basate su competenze umane che le macchine non possono rimpiazzare: manualità, ingegno e creatività. Recenti studi sulle tendenze dell’occupazione nei paesi ad alto reddito concordano nell’affermare che l’artigianato e tutti i lavori basati sul “saper fare con le mani” saranno tra le professioni più ricercate nei prossimi 10 anni.

Tra i paesi industrializzati l’Italia gode di un posto “privilegiato” in questo senso perché vanta la più celebrata tradizione della “bottega artigiana” e l’eccellenza della sua produzione manuale è riconosciuta a livello globale: liuteria, sartoria, vetreria, oreficeria, prodotti agroalimentari, meccatronica, biciclette, componentistica.

Le potenzialità del settore sono confermate dalla Commissione Europea che, in uno studio del 2015 intitolato “Business Innovation Observatory – Collaborative Economy: collaborative production and the maker economy”, mette in evidenza che il trend occupazionale dell’artigianato e delle professioni basate sul “saper fare con le mani” è in crescita e che l’artigianato tradizionale non è affatto in via di estinzione. Anzi, se i lavori artigianali coniugano creatività, abilità manuale e padronanza delle tecniche da un lato e innovazione, tecnologie digitali e potenzialità della rete dall’altro, sono destinati a crescere.

Lo studio europeo attribuisce all’artigianato “la capacità di creare nuove fonti di reddito sia per i tradizionali laboratori a gestione individuale e vendita diretta ai clienti, sia per le piccole imprese artigiane a conduzione familiare che operano a livello locale”.

Dello stesso avviso è anche un’analisi sulle tendenze occupazionali dei prossimi 10 anni pubblicata a gennaio dalla rivista inglese “The resident”. L’indagine, condotta fra i centri di ricerca economici del Regno Unito afferma che i prodotti di nicchia, fatti a mano e su misura, sono sempre più apprezzati e ricercati dal mercato globale. Inoltre, grazie alla rete e alle tecnologie digitali, per gli artigiani si aprono nuovi sbocchi occupazionali e interessanti fonti di reddito. “I mercati online”, spiega il report inglese, “favoriscono la vendita dei manufatti artigianali e delle produzioni su piccola scala, destinate a soddisfare le esigenze di un numero sempre maggiore di persone che preferiscono la produzione fatta su misura, locale, biologica (ed ecologica) alla produzione industriale di massa”.

I settori artigianali che hanno ottime prospettive sono quello dell’intera filiera della manutenzione e riparazione di oggetti di qualsiasi tipo – favorita dalla sensibilità dell’opinione pubblica ai temi del riuso-riparazione-riduzione rifiuti, quello delle fonti rinnovabili e della coibentazione e isolamento termico degli ambienti.

1944. Val Borbera, di Riccardo Lera

1944. Val Borbera, di Riccardo Lera

Riccardo Lera Alessandria

1944. Val Borbera. I partigiani credendo di rubare armi ai tedeschi, si trovano per le mani un carico di polli.

Il contratto

Questo la Cesarina non avrebbe dovuto farglielo. 

Sotto la nebbia era padrona assoluta, ed anche se era vicino al paese, i tetti rossi di Borghetto sembravano essere sciamati via. Era stato il Tigre a dirglielo. 

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L’aveva chiamato sotto il grande castagno la sera prima, davanti alla cucina. Lui s’era girato il berretto di traverso e come al solito erano state due parole. Ma questa volta non l’aveva guardato dentro gli occhi. I suoi li tenne giù bassi, in mezzo ai sassi e pure la voce, anche quella fu bassa. Non avrebbe voluto credergli. Era stato ben attento, come Juventus gli aveva spiegato. E Juventus era uno che di donne se ne intendeva, vecchio com’era. 

E invece su dalla valle era venuto José. E al Tigre l’aveva detto. E il Tigre storie non ne raccontava mai. 

Cesarina era incinta. Quando era successo Giovanni non poteva saperlo, perché Cesarina faceva da staffetta e su al campo era venuta spesso. 

Giovanni aveva fatto su il suo parabellum ed aveva deciso di scendere la mattina presto. Anche Tigre aveva detto che era meglio che scendesse. 

A Giovanni tremavano le gambe, più di quando s’era trovato da solo davanti a due camicie nere, che s’era buttato nel bosco mentre quelle sparavano all’impazzata. Ma allora gli era andata bene. I fascisti non solo non l’avevano beccato, ma nemmeno avevano trovato i segni del suo passaggio e così era potuto tornare al campo dove nessuno osò chiedergli se se l’era fatta sotto.  Continua a leggere “1944. Val Borbera, di Riccardo Lera”

Momenti di poesia. FERITE MAI RIMARGINATE, di Giusy Finestrone

Momenti di poesia. FERITE MAI RIMARGINATE, di Giusy Finestrone

Se fossi una poetessa.

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FERITE MAI RIMARGINATE

Cielo coperto da nuvole nere
Odore acre tutte le sere
Un sole ormai scuro, dimenticato
Insieme alla vita se n’è presto andato

Occhi ormai spenti, dal tempo umiliati
Nessuna speranza per i disperati
Solo giorni d’inferno in quel posto d’orrore
Dove è solo impensabile immaginare il dolore

Ogni essere umano privato dell’identità
L’ombra di se stesso in quella cruda irrealtà
Il dono della vita divenuto punizione
La più grande vergogna per ogni nazione

Oggi qualcuno vorrebbe dimenticare
Ma di certo gli orrori non potrà alleviare
La memoria non va cancellata
Ai posteri va sempre raccontata !!!

Si riserva ogni uso e utilizzo@copyright di Giusy Finestrone

27 GENNAIO: il giorno in cui venne liberato Auschwitz, di Lia Tommi

Partiamo dalle basi spiegando cosa sia, concretamente e istituzionalmente il Giorno della Memoria. Si tratta di una ricorrenza internazionale celebrata il 27 gennaio di ogni anno come giornata per commemorare le vittime dell’Olocausto. La data del 27 gennaio in ricordo della Shoah, lo sterminio del popolo ebraico, è indicata quale data ufficiale dagli stati membri dell’ONU, in seguito alla risoluzione 60/7 del 1º novembre 2005.

Perché si è scelto di proclamare proprio questo giorno come Giornata della memoria? Il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche della 60ª Armata del “1º Fronte ucraino” del maresciallo Ivan Konev, impegnate nella offensiva Vistola-Oder in direzione della Germania, liberarono il campo di concentramento di Auschwitz. Arrivarono per prime nella città polacca, scoprendo il terribile campo di concentramento e liberandone i superstiti. La scoperta di Auschwitz e le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono per la prima volta a tutto il mondo l’orrore del genocidio nazifascista.

I nazisti, qualche giorno prima, avevano battuto la ritirata da Auschwitz portando via tutti i prigionieri sani, molti dei quali morirono durante quella che fu ricordata come una marcia della morte. L’apertura dei cancelli di Auschwitz mostrò al mondo intero non solo molti testimoni della tragedia, ma anche gli strumenti di tortura e di annientamento utilizzati in quel lager nazista. Nonostante i sovietici avessero liberato circa sei mesi prima di Auschwitz, il campo di concentramento di Majdanek e «conquistato [nell’estate del 1944] anche le zone in cui si trovavano i campi di sterminio di Belzec, Sobibor e Treblinka», si decise di far coincidere il giorno della Memoria con la data in cui venne liberato Auschwitz.

Chi è sopravvissuto ai campi di concentramento ed è riuscito a tornare a casa è stato fortunato. O forse no. Perché chi è tornato si è ritrovato nella paradossale condizione di sentirsi in colpa nei confronti di chi non ce l’ha fatta e si è ritrovato ad avere a che fare con l’assurda considerazione di chi non capiva, non credeva, non poteva comprendere, perché non aveva visto con i propri occhi. Credere è stato difficile per chi non aveva vissuto quella esperienza in prima persona, ma è stato ancora più difficile, per gli italiani, per i tedeschi, capire come fosse potuto accadere. Capire perché la maggior parte della gente non sapesse dove erano finite tutte quelle migliaia di persone, ebrei soprattutto ma non solo, sparite nel corso di quegli anni bui. Prima i ghetti, poi le leggi razziali, poi le deportazioni: l’escalation era è stata veloce e terribile, e, cosa ben più grave, era avvenuta sotto gli occhi di tutti, ma pochi hanno fatto qualcosa per evitarla. Pochissimi. Gli altri si sono semplicemente tappati gli occhi, cullandosi nel “non sta accadendo a me e non ci posso fare nulla“.

Chi invece è tornato ricorda la rabbia che provava nel Campo di sterminio, perché ” moriva per niente”.

L’età del bambino al divorzio dei genitori può influire sull’uso di antidepressivi da adulti

ORME SVELATE

Il divorzio è diventato sempre più comune negli ultimi decenni, le coppie sposate hanno attualmente il 40% di possibilità di divorzio. Più adulti hanno figli senza essere sposati, e queste unioni sono meno stabili dei matrimoni. Di conseguenza, molti bambini sperimentano la separazione dei genitori.

My parents divorce (Ivi Dervishi)

Nonostante molte ricerche, si sa poco del loro benessere in seguito al divorzio. Un recente studio del “Centre for Fertility and Health” dimostra che l’età dei bambini quando i loro genitori divorziano ha implicazioni per la loro possibilità di soffrire di depressione da adulti. Hanno dimostrato che i bambini i cui genitori divorziarono quando avevano 15-19 anni hanno il 12% in meno di probabilità di usare antidepressivi da adulti rispetto a quelli i cui genitori divorziarono quando avevano quattro anni o meno. Allo stesso modo, i figli che erano adulti (oltre 20 anni) al momento del divorzio dei…

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In uscita oggi con Garzanti “Il tatuatore di Auschwitz” [RECENSIONE]

Il Lettore Curioso

Buon pomeriggio a tutti i lettori del blog!

Oggi voglio parlarvi di un libro che ho avuto occasione di leggere in anteprima, inviatomi da Garzanti (che ringrazio) e che esce oggi in contemporanea mondiale: Il tatuatore di Auschwitz.

Il libro ripercorre la storia vera di Lale e Gita, due ebrei deportati nel campo di concentramento nel 1942, la cui storia è stata raccontata attraverso le parole di Heather Morris, sceneggiatrice neozelandese.

tat.jpgIl cielo di un grigio sconosciuto incombe sulla fila di donne. Da quel momento non saranno più donne, saranno solo una sequenza inanimata di numeri tatuati sul braccio. Ad Auschwitz, è Lale a essere incaricato di quell’orrendo compito: proprio lui, un ebreo come loro. Giorno dopo giorno Lale lavora a testa bassa per non vedere un dolore così simile al suo finché una volta alza lo sguardo, per un solo istante: è allora che incrocia due occhi che in…

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DER TEUFEL STECKT IM DETAIL – Il diavolo si nasconde nel dettaglio. Una breve critica del pressapochismo.

Dalla mia tazza di tè

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Leggevo ieri sera, su Minima&Moralia, un articolo della giovane Chiara Babuin, che si presenta appunto su Linkedin come “Articolista presso Minima&Moralia”. Non a torto, dal momento che regolarmente suoi articoli appaiono sul noto blog di approfondimento culturale.

Chiara Babuin dispone di una invidiabile formazione a tutto tondo che spazia dalle arti figurative al teatro al cinema alla filosofia psicologia antropologia etologia e etnologia, sapienze orientali yogiche e vediche, sutra mantra e tantra. Passando naturalmente per la Weltliteratur. Spazia parecchio la signora Babuin. Spazia con invidiabile giovanile entusiasmo.

Più che spaziare vola, sorvola intere plaghe di umana spiritualità, non tocca quasi terra, non si preoccupa certo di trascurabili quisquilie quali la lingua italiana, la piega ai suoi voleri, la modifica con energia creatrice.

Ad esempio sembra convinta, la signora Babuin, che l’avverbio “pedissequamente” abbia in italiano una connotazione positiva, poiché volendo lodare l’allestimento di una mostra dice: “Lo si vuole subito…

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L’amore che mi resta di Michela Marzano, recensione, di Cristina Saracano

MICHELA.jpgUn romanzo che narra la storia di un disagio dalle proporzioni enormi. Una madre riceve una telefonata. Una figlia sta molto male. È in pericolo di vita. La madre non ce la fa a vederla ancora una volta viva.

È ispirato alla vita dell’autrice, che vent’anni fa, anoressica e depressa, ha tentato il suicidio, ma, fortunatamente, in questo caso, ce l’ha fatta: ha rivisto sua madre, gli amici, i parenti, è ritornata a vivere.

Giada, la protagonista del libro, no.

Inizia così la storia, la narrazione di un dolore, il tentativo di trovare le parole per descriverlo, per conviverci. È molto difficile. Non esiste parola in nessuna lingua che indichi la perdita di un figlio: esiste orfano, per la perdita di un genitore, esiste vedovo, per la perdita di un compagno di vita, ma un genitore che perde un figlio come si può definire? È una situazione insopportabile. Pare impossibile poter continuare, o ricominciare a vivere.

Si ricorda tutto di lui: sembra presente in ogni angolo della casa, ci si ricorda degli odori collegati a lui. Continua a leggere “L’amore che mi resta di Michela Marzano, recensione, di Cristina Saracano”

Cercando l’uscita di Cristina Saracano

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