Cari lettori di Alessandria Today ecco a voi Nadir Malizia che parla del suo libro

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Nadir Malizia, nato a Cremona, classe ’76, è Giurista specializzato in Diritto Internazionale dell’Unione Europea.
Fin da quando era adolescente ama scrivere per esprimere le proprie emozioni. Vita su Quattro Ruote è il suo primo libro.

L’OPERA, LO STILE
“Io mi sento un uomo normale, purtroppo vivo in una società disabile che non vuole vedere al di là dei propri occhi”. Apre così il secondo capitolo del libro, che si compone di 16 capitoli più una poesia finale dedicata all’Amicizia. Con uno stile diretto, misto tra ricordi e pensieri, Nadir affronta il tema della disabilità, che lo accompagna da quando è nato, trasferendo la parte più intima di sé in queste pagine con l’intento di far capire cosa significhi la diversità e meglio ancora cosa significhi vivere in una società dove basterebbe poco per evitare situazioni di disagio provocate dalla società stessa.
COPERTINA
Opera LIBERO di Salvatore Tedone
Il cavallo è sinonimo di libertà, salta gli ostacoli e sostituisce la carrozzella correndo verso il traguardo, ovvero raggiungere la parità di diritti e l’abbattimento delle barriere.
Salvatore Tedone, nato il 15 settembre 1972 a roma, da sempre affascinato dall’arte del disegno, inizia i suoi primi passi da bambino. Frequenta il VI liceo artistico di Roma, dove riceve un grande insegnamento pittorico da due professori che ritiene due grandi maestri: Paolo Eleuteri Serpieri e Mario Coppola. Dopo la maturità approfondisce gli studi presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, nella sezione di pittura sotto la guida del prof Nunzio Solendo. Partecipa a diverse manifestazioni pittoriche e ne realizza tre personali. L’artista si avvale di una tecnica pittorica “naturale”, le sue opere sono ispirate e nascono da un insieme di stili e di esperienze artistiche, che vanno dagli studi rinascimentali ai primi esperimenti di arte informale, il collage. I materiali usati sono semplici e naturali: carta velina, carta giapponese, carta riciclata, stracci di stoffa; usa colori naturali quali caffè, the, uovo, carbone, latte (per alcune muffe), vari tipi di collanti, colla di coniglio; materiali di per sé poveri, ma che si rivestono di preziosi significati. Ognuno di questi acquista nell’opera notevole importanza, dando forza e corpo a ciò che inizialmente è il grande vuoto, che è compito dell’artista riuscire a colmarlo.

PREFAZIONE A CURA DI CRISTINA LUNARDINI
Essere i primi a leggere uno scritto per la prima volta, è un’emozione, è un privilegio.
Per me è stato ancora più emozionante, e un onore, dal momento che è stato l’autore a chiedermelo.
Il primo scritto è il punto di partenza, è mostrare la parte più intima di se stessi.
La società ci pone sempre limiti e cliché, chi non si adegua viene guardato in male modo, chi rappresenta il “diverso“ è un problema e un peso, ma il problema è la società e quelle persone che non ammettono le differenze.
Purtroppo tutti vorremmo la perfezione, ma la perfezione non esiste neanche in natura, la perfezione è l’unicità, e ognuno di noi è diverso e originale.
si legge molto velocemente e ci fa vivere insieme a lui le sue sensazioni con una semplicità e una complicità come se fosse l’amico di sempre.
È una lettura leggera, ma profonda, fa riflettere nei confronti della società e delle ingiustizie e sulla necessità di avere uno sguardo diverso e una mente senza barriere.
Il più delle volte le barriere sono nella nostra pochezza, negli occhi che sono ciechi e non vogliono vedere.
Auguro a Nadir di continuare a migliorare e di trovare attraverso la scrittura non sono la libertà, che la penna può regalare senza barriere, ma anche una gratificazione che dà senso allo scorrere del tempo.
Cristina Lunardini è nata a Rimini nei favolosi anni Sessanta e ha imparato l’arte della cucina frequentando le più rinomate scuole alberghiere d’Italia, oltre a stage e corsi di specializzazione all’estero e in Italia, presso strutture internazionali di prestigio. Attualmente svolge una collaborazione con la Scuola di nutrizione clinica di Bologna, dove tiene corsi di cucina legati alla bionutrizione, collabora con il centro di formazione per professionisti L’arte dolce di Rimini e con diverse scuole di cucina. È inoltre una presenza fissa nel palinsesto televisivo di Alice con i suoi programmi di cucina. Parallelamente, Cristina cura la rubrica Romagna mia sul mensile Alice Cucina e scrive articoli di consulenza culinaria per la rivista Più dolci.
POSTFAZIONE A CURA DI MAURIZIO “PLATINETTE” CORUZZI
Nadir è molto diverso da me, come io sono diverso da molti altri, segno che la diversità è paradossalmente ciò che TUTTI abbiamo in comune, quindi, come tale, e non per paradosso, la diversità, e menomale, è la reale e “normale” natura che fa di ognuno di noi uno e solo quello… Nadir è molto diverso da me perché è una persona “positiva”, sostantivo o aggettivo che sia, e io non lo sono affatto: Nadir mi insegna che le proprie caratteristiche non sono un handicap e che basta trasformare l’handicap in caratteristica, e non è solo un gioco di parole, mentre io lotto con me stesso non accettando tutto di me e sono quindi un “negativo” che cerca in tutti i modi di lottare, anche con se stesso… È ammaliante Nadir quando delinea la sua disabilità come del tutto accettabile e non ne fa un perno sul quale far ruotare la sua vita nella commiserazione o nella pietà altrui… È coraggioso ma sereno Nadir, anche quando aggiunge al “carico da 90” della sedia a rotelle, l’ulteriore “tara” della sua inclinazione sessuale senza farla diventare né una bandiera né un elemento da occultare e questo, suppongo e spero, possa rivelarsi d’aiuto per chi ha difficoltà nel superare non solo le barriere architettoniche ma anche quelle del pregiudizio… Nadir non si piange addosso ma s’impegna per rendere pubblico il suo stato e diventa prezioso per chi ha da contrastare difficoltà d’ogni genere, mi piace questo suo pragmatismo e la sua capacità di dare consigli agli altri, come fosse (ed è…) un esperto del “settore”, mentre io su come superare le difficoltà delle mie diversità, consigli o suggerimenti non riesca a darne meno a me stesso…
”Io non so mai chi sono eppure sono io…”, così ho cantato a Sanremo con Grazia di Michele la sua “Io sono una finestra” e questa frase, che mi riguarda e appartiene è la riprova che ciascuno di noi è una finestra, è solo il modo in cui si guarda attraverso essa il mondo di fuori o di come ci si “riconosce” specchiandosi nei suoi vetri… Nadir si riflette con l’orgoglio di chi non ha paura di vivere la sua unicità, mentre io sono sempre in lotta con ciò che lo specchio o la morale altrui mi rimanda… Nadir conosce la legge e con la medesima ci lavora, io tento di sfuggire alle leggi stesse, di qualunque natura siano perché non ho come lui, forte, il senso del rispetto, della condivisione, anche di una vita che per alcuni potrebbe rivelarsi se non impossibile, perlomeno difficoltosa,

mentre io non sono mai in pace con me stesso né col mondo fuori e le sue regole… Nadir è un
ottimo insegnante di vita, perché con que
sto libro ce l’ha messa a disposizione, generosamente,
come esempio risolto di “convivenza con il difficile”, e quindi anche se ormai io dubito di poter cambiare nell’aggredire la vita stessa, gli devo un grazie grande grosso, come il mio girovita

.

Maurizio Coruzzi è un conduttore radiofonico conduttore televisivo, personaggio televisivo, cantante, attore, scrittore, ospite di talk show e trasmissioni tv.
.
Negli anni ‘70 è nata Platinette dapprima con il
nome d’arte di OSCAR SELVAGGIA.
.
Per la sua ricca biografia non basterebbe un libro.
Al Festival di Sanremo 2015 ha  cantato in duetto con Grazia di Michele “IO SONO UNA FINESTRA”
.
COSA TI HA SPINTO A SCRIVERE IL LIBRO “VITA SU QUATTRO RUOTE”?
Credo che arriva un momento della propria vita dove decidi di far conoscere la tua storia anche ad
altre pers
one, scrivendo un libro. Ascoltando il telegiornale e leggendo i vari quotidiani ti capita di
imbatterti in storie di famiglie che hanno figli con disabilità più o meno gravi, che fanno fatica ad
essere aiutate e assistite da personale qualificato, che res
tano senza aiuti pubblici o che vedono
tagliati sussidi per il trasporto, per l’istruzione per i bambini e i ragazzi che hanno bisogno
dell’insegnate di sostegno, abbandonando a loro stessi anche i genitori. Un altro punto dolente è il
settore della sanità
, basti pensare alle malattie rare. Un mio amico è affetto da una malattia molto
rara e i medici ancora non gli sanno dare una risposta. Trovo tutto questo assurdo!!!
Un altro motivo che mi ha portato a scrivere il libro è stata la poca informazione su co
me si vive in
prima persona la propria disabilità e ancora la poca attenzione che i
mass
media
e altri mezzi di
comunicazione fanno. Non dico che la situazione non sia cambiata rispetto al passato, ma questo
secondo me, detto da una persona disabile, è anco
ra troppo poco, bisogna fare molto di più.
Rispetto agli altri paesi europei siamo piuttosto indietro e questo non va assolutamente bene. Se
leggiamo attentamente la Convenzione dell’ONU, che prende in esame i diritti delle persone
diversamente abili, dovr
emmo avere potere d’acquisto, poter lavorare, viaggiare, espletare i beni
di prima necessità. Ma tutto questo a quanto pare nel nostro paese ci viene negato.
Per la società siamo considerati cittadini invisibili, invece siamo cittadini come tutti gli alt
ri.
COSA VUOL DIRE PER TE SCRIVERE UN LIBRO COME QUESTO?
Vuol dire mettersi in gioco non soltanto scrivendo ma metterci la propria persona in prima linea.
Quando decidi scrivere un libro sai ciò a cui vai incontro, specialmente quando affronti temi
così
delicati. Devi essere pronto a tutto, sia agli elogi sia al
le critiche. Oltre ad affrontare il tema della
disabilità, nel libro affronto anche un tema ancor più delicato: l’omosessualità. Certo non è stato
facile affrontarlo ma ho voluto far capire anche come può vivere la propria omosessualità una
persona disabil
e. Premetto che io sto bene con me stesso, sono pronto a essere anche criticato,
purché sia una critica costruttiva, e non distruttiva, altrimenti il confronto non funziona. Le singole
persone e la società in generale credono che quando decidi di stare con
una persona in carrozzina
devi fare da infermiere, ma non è così, questa cosa va sfatata. Avrò sempre bisogno di un aiuto,
ma se riesco a fare le cose da solo tanto meglio.

Autore: stefano polo

i piace esternare le mie emozioni scrivendo.

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