“VANGOG SULLA SOGLIA DELL’ETERNITA'”: COSA MI PORTO A CASA, di Valter Scarfia

Mi è sempre piaciuto andare al cinema, piuttosto che vedere un film a casa: ti muovi per andarci, non sei solo e ti costringi su una poltrona concentrato per non perdere niente del film; mentre a casa: ti cerchi qualcosa da mangiare, ti distrai con l’iphone, dormi, ricevi chiamate o messaggi, e potrei continuare ancora.

Questo pomeriggio sono andato quindi a vedere “Vangog sulla soglia dell’eternità” e da molte cose sono stato colpito.
Intanto l’estrema serietà con la quale Vangog ha vissuto l’arte: quasi una religione, una necessità, la ricerca di dare conforto agli esseri umani, la particolare ed unica visione che ciascuno ha di ogni cosa. Vedere le cose con occhi diversi: quanto siamo miseri noi mentre controlliamo le visualizzazioni, i like delle cosucce che scriviamo e soffriamo se non siamo apprezzati! Vangog è morto povero, non ha sorriso molto ma molto ha amato: suo fratello dal quale era riamato, Gogain col quale dissentiva su molte cose ma per il quale è stato capace di compiere un gesto folle, come il taglio dell’orecchio. E poi ancora la precisa sensazione di spendersi per il futuro, di seminare sapendo che non avrebbe visto il raccolto: anche qui, che campioni di impazienza siamo noi!
Noi ci aggiriamo nei musei, cerchiamo i quadri che non comperiamo perchè non abbiamo soldi, leggiamo critiche letterarie e ignioriamo la vera domanda. Non se e quanto ci piace un quadro, una sinfonia; ma quanto questo quadro, questa sinfonia ci cambiano la vita, quanto ci scavano dentro, quanto è centrale o marginale l’arte nella nostra esistenza!
Dunque mi propongo di non lasciarmi sviare da commenti sarcastici o malevoli, di seguire l’istinto creativo anche nel caso non sia compreso. Credo che Vangog fosse stato felice solo mentre dipingeva velocemente e furiosamente e quindi, se una azione ci può dare felicità, serenità, perchè lasciarsi manipolare dalle opinioni degli altri anche se in buona fede. L’ultima cosa che mi ha colpito è il fatto che nei suoi ultimi 80 giorni di quiete, ha prodotto ben 75 quadri. Davvero stupefacente!

Autore: valter scarfia

Comunicazione, cultura, tecnologia. Queste tre parole sono in stretta connessione fra di loro. Per quanto riguarda la comunicazione, abbiamo bisogno di comunicare Per vivere, per stare meglio, per interagire con gli altri. Per fare questo abbiamo bisogno della cultura: Che, specialmente nel mio caso, sono non vedente, è una chiave fondamentale di integrazione. Tecnologia: è la chiave per comunicare a tutti e per fare cultura. A questo dovrebbe servire il mio blog, il canale YouTube, la pagina Facebook, l’account Instagram.

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