Intervista a Gianluca D’Aquino autore de “TRAIANO – il sogno immortale di Roma”

Intervista a Gianluca D’Aquino autore de TRAIANO – il sogno immortale di Roma

(romanzo storico)

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Alessandria today: Gianluca D’Aquino, nato ad Alessandria, classe 1978, è autore di romanzi, sceneggiature e racconti, alcuni dei quali apparsi nei celebri Gialli Mondadori (Lettera dall’Eritrea, Il rumore del vento, La casa sul lago, La quintessenza, Il tempo delle risposte, Al di là del tempo) e nelle antologie e collane Delos Books (Quel che non è dato sapere, Torino 1835 e la saga di Extinction: L’alba, Il crepuscolo, La notte, Il nuovo giorno). Vincitore di numerosi premi letterari, è in libreria con “TRAIANO – il sogno immortale di Roma” (Epika, 2018), presentato alla celebre Frankfurter Buchmesse di Francoforte e finalista al celebre premio “Fiuggi Storia” edizione 2018.

Gianluca TRAIANO di Gianluca D'Aquino

1) Da dove nasce l’ispirazione per un libro su Traiano?

Tutto nasce quasi accidentalmente. Da tempo stavo pensando a una storia ambientata nella Roma imperiale e avevo già pubblicato un racconto giallo con protagonista un tribuno dell’antica Urbe, quando incontrai per puro caso e nel luogo più improbabile una persona meravigliosa, Claudio Capotondi, scultore di fama internazionale, con il quale è nata fin da subito una sintonia eccezionale e oggi una solida amicizia. Il Maestro mi parlò dei suoi importanti studi sulla Colonna Traiana e, in modo particolare, sulle modalità di edificazione, ancora oggi dibattute. Il fascino delle sue parole ha acceso una lampadina nei recessi della mia mente, riportandomi alla memoria la figura dell’imperatore Traiano. Su questo illustre personaggio della storia di Roma tuttavia è stato scritto molto poco, in particolare in Italia, dove nessuno aveva mai tentato una ricostruzione storica e biografica della sua vita e delle sue imprese, traducendola poi in un testo di narrativa, un romanzo. Mi innamorai dell’idea e decisi di essere il primo a farlo. Così è nato il mio “TRAIANO – il sogno immortale di Roma”.

Claudio Capotondi ha poi firmato la prefazione del libro, quale ispiratore del romanzo e al quale non dimentico mai di dedicare un profondo ringraziamento ricolmo di stima e affetto.

2) Traiano. Chi era e qual è stata l’importanza del suo passaggio nella storia di Roma?

Considero Marco Ulpio Traiano come l’imperatore che ha tracciato una linea di confine fra due epoche, probabilmente non in senso storico, imponendosi come il primo fra i principi di Roma a realizzare qualcosa di nuovo e originale, inaugurando un’epoca lucente della vita politica, sociale e militare della storia di Roma e dell’impero. Fu primo in molte cose: fu il primo imperatore romano proveniente dalle province, non di origine italica, essendo nato in Baetica, quella che oggi è la parte meridionale della penisola Iberica, grossomodo coincidente con l’attuale Andalusia; fu il primo imperatore adottivo, in quanto il suo predecessore, Marco Cocceio Nerva, anziano, precario nella sua posizione e privo di naturale discendenza, decise di individuare nella figura di un uomo amato e rispettato da tutti il successore al trono; fu il primo a spingere i confini di Roma là dove nessuno prima di lui era riuscito a portarli, inglobando circa 6,5 milioni di chilometri quadrati e spingendosi fino alle sabbiose coste del maris Erythraei, l’attuale golfo Persico; fu il precursore di quella che sarà definita età aurea dell’impero romano, una delle epoche più splendenti per Roma e per l’impero, nel corso della quale l’impegno dei princeps fu rivolto all’interno, alle strutture, al sociale, alla pace, facendo rifiorire il commercio, i servizi e la serenità del popolo. In questi quattro elementi si estrinseca poi tutta l’attività di Traiano, che andò ben oltre la mera e schematica classificazione del suo essere e del suo compiuto.

3) Marco Ulpio Traiano: che tipo di uomo era?

La storia lo riporta come forte e prestante nel fisico quanto nell’animo, estremamente mite e affabile, incarnazione di molte delle virtù romane, con il pregio di farsi amare da tutti e a tutti i livelli. Fu amato dal popolo, dall’esercito e dal Senato di Roma, in modo diverso da ognuno di essi ma quasi certamente con sincera ammirazione, gratitudine e condivisione di intenti. Fu anche un abile stratega politico: infatti, a differenza di alcuni suoi predecessori, che pagarono caro un atteggiamento ostile, lui si dimostrò amico e rispettoso del Senato, che lo ripagò appoggiando le politiche imperiali e che lo definì – parole di Plinio il Giovane – Optimus Princeps. Storici e contemporanei lo definirono addirittura Delizia delle genti, per quanto riuscì a farsi amare.

Pare fosse solito intrattenersi con i legionari, nel gioco e nella convivialità, conoscendone finanche nomi e soprannomi, così come si dice avesse piacere di incontrare la gente del popolo e conversarci, andando personalmente presso artigiani e famiglie, entrando nelle botteghe e nelle abitazioni. Davanti alla propria domus aveva fatto apporre il cartello “Palazzo pubblico”, invitando così chicchessia ad accedere e a chiedergli udienza.

Traiano non fu e non volle essere considerato l’imperatore di Roma ma primus inter pares, primo tra i pari, un imperatore al servizio di Roma.

4) Si è detto della sua origine provinciale: Traiano fu il primo imperatore non italico.

Marco Ulpio Traiano, figlio dell’omonimo padre, già militare e senatore rispettato dagli imperatori che precedettero quelli con i quali Traiano figlio ebbe successivamente occasione di relazionarsi, è nato e cresciuto sulle rive del Baetis, nella cittadina di Italica, in Hispania, fondata due secoli e mezzo prima, nel 206 a.C., da Publio Cornelio Scipione Africano per insediarvi i soldati romani feriti nella battaglia di Ilipa, nel corso della Seconda Guerra Punica.

Lontano da Roma e dai suoi agi, che indeboliscono l’animo e corrompono lo spirito, Marco Ulpio crebbe in una famiglia capace di educarlo conformemente al suo rango, consentendogli di imparare i rudimenti della grammatica, della retorica e del greco. Dopodiché fu avviato al cursus honorum ordinario, che scelse di svolgere prestando servizio tra i ranghi dell’esercito, come tribuno, questore, pretore e legatus legionis, ottenendo la possibilità di acquisire ampia e diretta conoscenza della vita da soldato prima e da ufficiale poi, venendo a contatto con popolazioni e criticità delle province orientali e conoscendo la realtà delle frontiere. Successivamente, sotto Domiziano, controverso imperatore che fu punito dalla storia con la damnatio memoriae, Traiano servì come tribuno militare e fu console prima di divenire governatore della Germania, dove combatté popoli riottosi su una delle frontiere più turbolente, affermandosi tra i migliori comandanti dell’impero.

Lontano da Roma, aveva sviluppato una coscienza propria e un’integrità che nelle sale di palazzo avrebbe rischiato di vedere corrotte dall’opulenza e dagli interessi personali e di “partito”.

Traiano ebbe un grande senso dello stato e delle istituzioni e si dimostrò, anche da princeps, sempre al servizio di Roma e mai come il primo uomo dell’impero. Questo lo distinse da molti suoi predecessori e in particolare da chi, come Domiziano, si impose più come dittatore o tiranno che come sovrano. Il suo essere “al servizio di Roma” lo indusse a guadagnarsi sul campo gli onori e il rispetto che altri si tributavano “per diritto di nascita”, riuscendo nell’impresa senza rinunciare alla propria umanità e alla propria abnegazione alla causa.

Il popolo trovò in Traiano l’imperatore desiderato da tutti, capace di portare prosperità e sostegno soprattutto alle classi più deboli, a vantaggio delle quali investì anche parte del proprio patrimonio personale.

Quando salì al trono di Roma, era uno dei generali più amati dell’impero e tutti furono concordi, con le dovute eccezioni, sul fatto che si trattasse di una scelta giusta. Scelta che fu estremamente ponderata dall’imperatore uscente, Marco Cocceio Nerva, che aveva i suoi buoni motivi per guardare a Traiano come figura ideale. Infatti, Marco Ulpio era un uomo forte e onesto, non coinvolto nelle rivalità romane, che godeva di prestigio presso l’esercito e il Senato ed era a capo delle legioni più prossime all’Italia, pronte ad appoggiare l’imperatore qualora questi ne avesse avuto bisogno, in un’epoca di congiure e tradimenti. Inoltre, Traiano aveva dimostrato poter seguire le orme politiche di Nerva, basate su un governo di tipo assistenziale.

5) Sotto Traiano, l’impero raggiunge la massima estensione nella storia di Roma.

Traiano spinse i confini dell’impero oltre ogni limite fino a quel tempo raggiunto. Probabilmente pervaso anche dal desiderio di emulare e forse superare il celebre Alessandro Magno, condusse le legioni di Roma fino alle terre più remote del medio e vicino oriente, sconfiggendo i temuti Parthi e annettendo all’impero la Mesopotamia, con la presa della mitica città di Babilonia, dove Alessandro esalò il suo ultimo respiro terreno, prima di consegnarsi all’eternità. La gloria anelata da Traiano ebbe il suo epilogo proprio in quelle terre. Deciso a imbarcarsi dal maris Erythraei verso l’India e la Cina, come il suo mito, fu costretto a piegarsi all’unico nemico invincibile: la morte. Colto da inguaribile malattia e spinto dai più stretti familiari e collaboratori a rientrare a Roma, il suo immenso cuore cessò di battere lungo la via del ritorno, a Selinunte, in Cilicia, dove la nave dovette attraccare per l’improvviso aggravarsi delle sue condizioni.

Prima di questo, Marco Ulpio Traiano aveva pacificato il limes con le popolazioni della Germania Magna e della Sarmatia, sistemando la situazione in Pannonia, dove per circa un decennio Domiziano aveva fallito, quindi intraprese il suo progetto espansionistico, nell’accezione onnicomprensiva del termine, contro il riottoso Decebalo, re di Dacia, che lo consegnò alla storia e che garantì le ricchezze sufficienti a coprire gli ulteriori investimenti che il princeps intese intraprendere sia in campo sociale che economico e, non ultimo, per finanziare le successive campagne di espansione a oriente. La politica orientale, motivata dal desiderio di gloria quanto da ragioni economiche e commerciali, passò dall’istituzione della provincia dell’Arabia Petrea, dove costruì una grande via militare per favorire il commercio fra Oriente e Mar Rosso, e dalla grande offensiva contro i temibili Parthi, che piegò rapidamente conquistando l’Armenia, la Mesopotamia e l’Assiria, giungendo al Golfo Persico.

Purtroppo il tempo, già di per sé inclemente, divenne tiranno quando lo costrinse a ritardare la partenza per l’India a causa delle sommosse fomentate dagli ebrei e dai popoli delle nuove terre conquistate in tutto l’Oriente, dall’Egitto alla Mesopotamia, passando per Cipro, la Iudaea e la Palestina, evidenziando il grande problema che il suo successore, Adriano, avrebbe poi dovuto gestire: Roma aveva un impero che dalla Britannia raggiungeva l’odierna Arabia e non disponeva di sufficienti uomini, né della proba lealtà degli alleati e dei locali governatori, per poter gestire e mantenere unite tutte le province.

6) Cosa rimane del principato di Traiano, oltre alle conquiste?

Il principato di Traiano non è passato alla storia solo per le conquiste. Fu infatti lui a inaugurare l’età dell’oro, in cui l’impero fu condotto con la capacità di vivere in un’armonia e in una pace sociale che rimarranno per sempre insuperate, una delle età più splendenti della storia romana: l’età degli imperatori adottivi, che fece seguito ai travagli dei principati della dinastia dei Flavi.

Traiano risanò le casse dello stato, pacificò i confini dell’impero, restaurò e costruì nuove infrastrutture, dalle strade agli acquedotti, in tutto l’impero. Portò nuovo slancio all’economia, al commercio e all’agricoltura, sostenne le classi più deboli e si prodigò per i giovani e gli orfani, ai quali concesse la possibilità di mantenersi e di studiare, con l’intento di farne gli amministratori del domani. Tutto questo rappresentò il suo lascito a Publio Elio Adriano, il suo successore, anch’egli per adozione, che si trovò a gestire un impero “in attivo” e una Roma mai così splendente.

7) Riassumendo quindi la figura storica di Traiano, cosa si può dire?

Traiano ha lasciato un patrimonio culturale e politico che ebbe un impatto reale nei confronti di chi gli sopravvisse e finanche delle generazioni a venire, in parte frutto della sua stessa opera nei riguardi dei giovani che contribuì a preparare al futuro.

Molte delle sue riforme sono entrate nell’uso comune anche nei principati successivi, in particolare la nomina alla successione imperiale, che il princeps volle mediante assegnazione alla figura più meritevole con la formula dell’adozione, come fu per lui. Questo criterio fu fonte di fortune per l’impero, che poté così entrare in un periodo florido e luminoso sotto molti aspetti della vita politica, civile e militare.

Gli storici – più o meno contemporanei di Traiano – come Tacito, Svetonio e Cassio Dione sono stati concordi nel definire il suo principato come un’epoca felice, che lui stesso ebbe la capacità di accrescere di giorno in giorno con le proprie azioni.

Le buone azioni di Traiano passarono attraverso le conquiste quanto attraverso le riforme dell’amministrazione civile e della giustizia, il riassetto urbanistico, il rinnovamento dell’apparato statale, la centralità amministrativa, la fiscalità coerente e non vessatoria. Superò se stesso e la propria gloria militare grazie alla moderazione e alla civiltà proprie del suo essere che si riverberarono su Roma e sull’impero.

La sua alleanza con il Senato, inviso ad alcuni suoi predecessori, fu ricambiato con il sostegno che consentì alle sue politiche di vedere compimento. Il Senato, a soli due anni dalla salita al trono di Roma, gli conferì per la prima volta nella storia l’appellativo di Optimus, titolo riservato a personaggi eccelsi come il nume tutelare dello stato romano: Iuppiter Optimus Maximus. Traiano non volle però fosse inserito fra i suoi titoli ufficiali fino a tre anni dalla morte, quanto decise di accettarlo in quanto riferito non alle imprese militari ma alle qualità morali che lo rendevano vicino a Giove Ottimo Massimo.

Anche per questo, forse, fu lodato in vita quanto nei tempi a venire.

Il suo governo non fu mai oggetto di contestazioni e l’uomo quanto l’imperatore furono ricordati per la clementia e il senso della giustizia, permettendogli di portare con sé nell’eternità l’apprezzamento del Senato, della plebe romana, dei provinciali, dei legionari e degli intellettuali.

Alla sua morte, il Senato lo deificò e decise di derogare alla legge secondo cui nessuno poteva essere tumulato all’interno del Pomerium, il limite sacro della città, concedendo alle ceneri di Traiano, così come a quelle di sua moglie Plotina alcuni anni dopo, di essere deposte in un’urna d’oro all’interno del basamento della Colonna Traiana, nel cuore di Roma.

8) Il Traiano di D’Aquino cosa ci racconta e dove ci porta?

Potere scrivere di Marco Ulpio Traiano a 1900 anni dalla sua morte è stato per me motivo di grande onore. Il mio romanzo riporta il lettore nella Roma imperiale, conducendolo attraverso amori, amicizie, battaglie e intrighi di palazzo alla scoperta o alla riscoperta della storia di un uomo e dei suoi contemporanei. Il tutto con il filtro della narrativa, non del saggio, presentandosi quindi come un testo di svago e al tempo stesso – come compito precipuo e quasi inevitabile della letteratura – di apprendimento. Il tutto senza volersi arrogare ruoli che non mi appartengono e che rimangono di assoluta competenza degli storici.

Attraverso questo romanzo spero di condividere con i lettori la scoperta di un uomo che forse la storia ha tralasciato a vantaggio di imperatori più chiacchierati, che hanno imposto la propria figura per gli scandali a cui si sono prestati o per la loro efferata crudeltà. Traiano rifiutò le esecuzioni sommarie e fu tollerante, non perseguì i cristiani (cercando di giudicare solo chi si dimostrasse sovvertitore dell’ordine pubblico e non per la scelta di fede in senso stretto, a cui avrebbe, nel rispetto dei principi di giustizia del diritto romano, potuto abiurare, ottenendo clemenza) e cercò di riportare a Roma quel senso di civiltà che per molto tempo era andato perduto.

Il sogno immortale di Roma vuole essere proprio questo, l’esaltazione di un periodo quasi onirico che meriterebbe ancora oggi di esistere, per il benessere di tutti e non solo dei vertici della classe dominante.

Buona lettura!

Autore: alessandria today

Ex Dirigente, consulente e ora blogger

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